Ieri sera è stata una serata importante per me. Durante il memorial Barcaccia organizzato dalla sezione di Jesi con quelle di Ancona e Macerata è stato presentato Domani No agli arbitri. Un evento unico perché ho avuto modo di raccontare questa storia a chi condivide con me una grandissima passione. Ed è proprio di passioni che ha parlato. Se c’è una cosa in comune tra Ernesto e il sottoscritto è questa: la passione muove il mio mondo, mi fa andare avanti, mi fa credere in quello che faccio, anche a fronte di qualche (piccola? grande?) delusione. Per me è stato il caso dell’arbitraggio, e non mi vergogno a dirlo. Avrei potuto fare e dare di più, avrei potuto raggiungere ben altri obiettivi e non ci sono riuscito. Demerito mio. Questo è il calcio, si dice. E io ci credo, perché credo nello sport e vivo di sport e se perdo non do mai la colpa all’arbitro, chiunque esso sia. Un genitore, un professore, un capo. Filosofia di vita. Ma non per questo ho mollato. Continuerò a correre sui campi, a fischiare e sbandierare finché mi sentirò in forma e motivato. E sapete perché? Perché poche cose mi appassionano di più. E non fa niente se non sono arrivato dove avrei voluto. Questo mi accomuna ad Ernesto, questa testardaggine troverete nella storia del cantante di Ossessione Onirica, nella sua distruzione e nella sua nuova nascita. Il resto, ieri sera, l’ha raccontato meravigliosamente Serena Coppa, la persona che ha visto crescere con me questo romanzo, capitolo dopo capitolo, correzione dopo correzione. Nelle sue parole, che vi riporto, c’è l’essenza stessa di Domani No:

Una valigia e un microfono. La copertina del libro è tutta qui. Simbolismi che racchiudono l’essenza stessa di questo romanzo. Il viaggio come scoperta di se stessi, la musica come essenza di se stessi. E un titolo più che esplicativo: “Domani no”. La vita va vissuta adesso. Domani no, appunto. Perché potrebbe essere troppo tardi. E questo Ernesto, il protagonista del libro, lo impara passo dopo passo grazie alle prove e alle sconfitte che si ritrova sulla sua strada. Un viaggio, metaforico e non, che Cristiano Carriero descrive con la leggerezza e la forza che lo caratterizzano. Cristiano lo conoscete tutti, arbitro e scrittore per passione. Passione che muove tutta la sua vita, da quando era ragazzo e andava “In giro per l’Europa con la maglia di Vieri” (che è anche il titolo del suo primo romanzo) a quando si è trasferito a Jesi per lavoro e ha cominciato una nuova vita lontano dalla sua amata Bari, a quando narra l’amore 2.0 in “Ci sono notti che non accadono mai” (e questo è il secondo).

Ora siamo al terzo romanzo, che conferma il suo talento e la sua voglia di raccontare e, un po’, di raccontarsi. Ernesto è di Bari. E’ un ragazzo normale. Che studia, s’innamora. Ma che vorrebbe qualcosa di più, perché sa di meritare qualcosa di più. E’ un ragazzo come tanti anche quando parte dalla sua città natia e va a Bologna per fare l’università, e anche quando vede sfaldarsi la sua storia d’amore con la più bella della scuola, Maria. Ernesto è un tipo inquieto, ma è anche uno che prende la vita con un po’ di apatia. Che si lascia un po’ vivere, diciamo. Che permette agli eventi di dominare se stesso. Ha dalla sua, però, un grande talento. Canta e suona. Ma soprattutto scrive. Scrive canzoni impegnate, traspone su carta le emozioni complesse che soltanto gli eventi importanti possono generare. E’ l’impegno civile che anima i suoi scritti, sono le ingiustizie e l’attualità che fanno ardere di passione i suoi testi. Ernesto scrive di immigrazione, di scontri di piazza, di mafia. Non è il cantante di sole, cuore e amore, per intenderci. Quello della rima facile o delle ossessioni facili. Ma è proprio con un’ossessione, per di più onirica, che diventa famoso. Ossessione onirica è il titolo del brano che gli apre la porta della fama e del successo. Che gli propone palchi graduati come quelli del Festivalbar e di Sanremo, che lo manda in giro in tournée balcaniche, che gli fa conoscere tanta gente, che gli appioppa un nome d’arte che proprio non gli va giù: Boavida. Proprio con la canzone che scrive di nascosto per Maria capisce che il pubblico vuole questo da lui. Disimpegno e superficialità. Ed è proprio con questa canzonetta capisce che è esattamente questo che non vuole fare. Scrivere canzonette.

Per questo Boavida è duale. Lotta tra quello che è e quello che vorrebbe essere. Inghiottito da un meccanismo che gli toglie l’aria. Diventa un idolo di cartapesta, viene usato per far soldi. Non importa di certo il come. Se, per far questo, la dignità di artista e di autore viene messa in secondo piano. E così quell’ossessione, diventa proprio la sua ossessione. Fino a quando un evento inatteso non cambierà le cose. 

Serena Coppa.

Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.