Se qualcuno dovesse dirvi che il buongiorno si vede dal mattino, non credetegli a prescindere. Almeno non a Bari. Da noi il buongiorno può essere un’illusione, un preambolo sbagliato, un quadro approssimativo della giornata. Ma nel calcio, si sa, si vive anche di illusioni. Lo sappiamo benissimo noi tifosi del Bari. Per anni ci siamo sorbiti la storia della squadra sempre pronta a spiccare il volo, a fare il salto di qualità, a cambiare il corso delle cose. E ci abbiamo creduto spesso a quella storia. Bari di Ventura, seconda edizione. Sono partiti Bonucci, Ranocchia, Meggiorini e Kamatà. Ma le fondamenta sulle quali costruire una nuova, strepitosa, stagione ci sono tutte. Ma confermarsi è sempre più complicato, che stupire. La prima giornata di quella che sarà la stagione più infausta della storia del Bari si gioca il 29 agosto del 2010. Mi fermo a Bari ancora un paio di giorni prima di tornare a lavoro, giusto il tempo di godermi la partita contro la Juventus. Adoro le prime giornate, hanno il sapore vero della festa. Quando non sai cosa ti aspetta e il risultato conta meno, quasi nulla. E fa caldo e puoi goderti la partita in maglietta e occhiali da sole. Ricordo un sacco di belle partite alla prima giornate: contro il Parma, la Lazio, il Venezia, l’Inter. Tutte bellissime, anche dopo una sconfitta. Tutto sembra perfetto, a parte l’erba del San Nicola. Ma a quella ci sono abituato. C’è curiosità intorno alla nuova Juve di Del Neri.

Non da parte mia. A me interessa solo il Bari. Bonucci è passato in estate ai bianconeri. Ventura l’ha fatto diventare un calciatore vero e gli ha dato la possibilità di partecipare ai mondiali. Leonardo lo abbraccia e poi corre a prendersi un applauso sotto la curva. Sarà l’ultimo. Le facce dei giocatori del Bari sono facce sicure, di chi sa cosa deve fare. Mi accomodo in tribuna est e mi tranquillizzo. Nel Bari c’è qualche novità. Il difensore Marco Rossi, un marcantonio di un metro e novantadue e l’attaccante Ghezzal schierato all’occorrenza sulla fascia sinistra. Il Bari inizia a spron battuto. Almiron si prende subito il centrocampo e con un lob millimetrico pesca Barreto a centro area. Controllo al volo e tiro di poco alto. Si può iniziare ad applaudire, il copione sembra sempre lo stesso dell’anno precedente. Benvenuti al Luna Park. Qui si corre, questo è spettacolo. E come nella stagione precedente si gioca molto con i retropassaggi, da Donati a Belmonte a Rossi. Ed è proprio quest’ultimo che al quarto d’ora ci fa prendere il primo grosso spavento della giornata. Il suo controllo è sciagurato. Krasic si avventa, ruba palla al centrale difensivo e mette in mezzo per Quagliarella che spedisce a lato. Qualche minuto dopo è ancora Juventus. Calcio d’angolo di Del Piero, testa di Bonucci e pallone alto. Gli applausi cominciano a trasformarsi in fischi, di paura. Ma la paura svanisce pian piano di fronte ad una prestazione straripante.

Il Bari prende campo e al 35′ Ghezzal duetta con Barreto che lo mette solo davanti a Storari. Il portiere juventino è strepitoso a chiudere lo specchio all’algerino ma la curva sembra venire giù. L’entusiasmo sale, il Bari continua a mettere in difficoltà i bianconeri e a nulla serve l’invito di Melo ai tifosi. “Fatevi sentire” dice. Ma è impossibile, in quella bolgia biancorossa. Minuto 43: Alvarez punta De Ceglie e non è la prima volta. Arriva al limite dell’area e serve Donati che deve girarsi in un fazzoletto, proprio sul semicerchio. Lo fa. Pensa al sinistro, unica soluzione. Ci alziamo tutti in piedi perchè capiamo che da quelle parti qualcosa sta per succedere. Il tiro è preciso, tempestivo, implacabile. Pallone che accarezza il palo alla destra del portiere e si accomoda in fondo al sacco per un boato che faticherò a dimenticare. Il boato di chi sta vincendo, di nuovo, contro la grande Juve. Il boato di chi sa che anche questa può essere una grande stagione. Che stupire si può, ancora. Che “se vogliamo possiamo“. Non posso pensare altro in quel momento. Non posso avere brutte sensazioni. Il secondo tempo inizia con un Bari ancora più vispo. Ghezzal da centrocampo trova il varco per scatenare la falcata di Alvarez che, solo davanti a Storari, ha quasi il buon gusto di tornare indietro come quando da piccoli una squadra più forte affronta una più debole e non vuole infierire. Il Bari è fantastico.

Lo è ancora qualche minuto più tardi quando Belmonte trova Barreto in area. Il brasiliano dribbla Storari e tira a botta sicura. Chiellini salva sulla linea strozzando in gola l’urlo di gioia dello stadio. Ma in campo c’è una sola squadra: Ghezzal per Barreto che si allarga. Cross basso per Ghezzal, piatto destro e fuori di un niente. Comincio a pensare che stiamo sprecando troppo. Che la beffa è in agguato. Non dovrei avere pensieri negativi, ma è inevitabile quando a pochi minuti dalla fine il risultato è così in bilico. Il Bari arretra, per la prima volta nella partita sembra stanco. La Juve guadagna metri. Su punizione per lo più. Su una di queste la nostra difesa lascia Quagliarella libero di tirare al volo. Il pallone si perde a lato, non senza qualche brivido. Minuto novanta: altra punizione. Stavolta è Chiellini, colpevolmente lasciato solo, che si trova sulla testa il pallone del pareggio. Ma per nostra fortuna manda alto. L’arbitro fischia la fine mentre il sole sta tramontando, appagato. Sembra che il campionato precedente non sia mai terminato. Confusa la Juve, splendido il Bari. Se il buongiorno si vede dal mattino, noi facciamo sempre eccezione.

ps: il giorno dopo Arrigo Sacchi scriverà un bellissimo editoriale per la Gazzetta dello Sport intitolato “Bari e Ventura. Bravi ma non è un miracolo“. Viene rabbia a rileggerlo, a pensare a quelle sue giuste a parole, alla richiesta di non abbassare la guardia. A quello che abbiamo sperperato, a come lo abbiamo buttato. Se è stata tutta colpa di un pallone o forse qualcosa di diverso. E allora sì che verrebbe da arrabbiarsi sul serio. Se i tifosi del Genoa hanno chiesto le maglie ai propri giocatori cosa avremmo dovuto chiedere noi a quei signori che vendendosi partite e dignità ci hanno fatto diventare la barzelletta d’Europa?

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Prossima puntata: Foggia – Bari, 8 giugno 1997

 

Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.

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