Una volta Emiliano Mondonico, all’epoca tecnico dell’Atalanta, disse che “Vincere è un lusso al quale ci si abitua facilmente, anche in provincia“. Ora io non so se Bari possa essere considerata una provincia o qualcosa di più, di certo lo è nel calcio a causa del continuo saliscendi tra serie A e serie B e per colpa di chi non ha mai creduto davvero nelle potenzialità di un bacino di utenza, tifosi ed entusiasmo come quello biancorosso. Rimane l’essenza della frase di Mondonico, il “lusso della vittoria”, il pensiero che esistano notti di calcio in cui puoi pensare “Eccolo, il mio Bari“. In molti avranno fermato il tempo quella notte del 12 dicembre del 2009. Una notte meravigliosa nella quale abbiamo pensato (a ragione) di avere uno squadrone capace di giocare bene, vincere ed emozionare. Una squadra che ci ha fatto stropicciare, increduli, gli occhi e ci ha fatto girare orgogliosi per le vie di città non nostre a mostrare colori e vessilli che in troppi pensano appartenere, appunto, ad una “piccola” provincia del Sud Italia. Piccola un cazzo. Non è così, e quella sera l’abbiamo dimostrato al mondo intero. Vivo fuori da qualche anno a questa parte e questo mi costringe a non poter fare abbonamenti allo stadio. Per vedere Bari – Juventus devo trovare un biglietto e l’impresa si presenta subito molto ostica. Code interminabili ai botteghini, siti internet in tilt, vendite aperte e poi chiuse nel giro di qualche minuto. Tre miei colleghi (marchigiani) juventini riescono a trovare un tagliando, io no. Poi, a 4 giorni dalla partita, arriva lui (allora giocatore del Bari del quale non voglio svelare il nome) e riesce ad acquistare un tagliando anche per me. Lo ringrazio, lo pago e mi preparo a venire a Bari apposta per vedere la partita. Raccolgo i tre amici juventini con la speranza di dare loro una bella lezione di calcio.

Fa freddissimo quella sera, ma nessuno se ne accorge. Il bianco e il rosso infammano lo stadio, il resto lo fanno i tifosi. Troppa gente, troppa voglia di vivere una serata unica per accorgersi che il termometro segna 2 gradi. Nel Bari manca mezza difesa: Ranocchia e Parisi squalificati (dopo la partita di Napoli), Salvatore Masiello è out. Accanto a Bonucci gioca Diamoutene (una delle sue poche partite biancorosse), Andrea Masiello viene spostato a destra, Stellini viene sorprendentemente schierato a sinistra dove gioca una delle sue ultime maestose partite (oggi è collaboratore di Conte, proprio alla Juve). Ma sono dettagli. Non conta chi gioca. Conta la maglia. Ce ne accorgiamo subito quando lo speaker annuncia le formazioni e fa partire l’inno: lo stadio si alza in piedi e da il via alla sciarpata “Bari unica e sola, Bari nel nostro cuore… non ti lasceremo da sola, mai!” Fa freddo, è vero, ma è lo stadio a mettere i brividi. Non mi sembra vero pensare che solo due anni prima, in quello stesso stadio, si giocava davanti a pochi intimi. Lui segue la rifinitura dei suoi, a braccia conserte. Ogni tanto alza lo sguardo verso gli spalti e cerca il contatto con i suoi tifosi che lo applaudono. Lui è pronto perchè sa quello che bisogna fare per battere la Juve. Lui è il nostro condottiero, Giampiero Ventura. Per le fasce ha optato per Alvarez e Rivas, per il resto le sue scelte sono scontate: Donati e Almiron al centro e MeggioriniBarreto davanti. Nessuna rivoluzione, nessuna sorpresa. La Juventus arriva a Bari con i cerotti, reduce dall’eliminazione in Champions per mano del Bayern, ma spera di potersi rimettere in carreggiata per la lotta scudetto. Ferrara sceglie Amauri – Trezeguet in attacco e Del Piero in panchina. A centrocampo chiede a Diego e Felipe Melo di tornare quelli delle prime 3 giornate, in difesa a Legrottaglie e Cannavaro di proteggere Buffon. Ma la partita inizia con una sola squadra in campo. Ha la maglia rossa e i suoi giocatori sembrano indiavolati. Al 7′ minuto Almiron mette pressione a Thiago costringendolo a passare il pallone indietro tra i piedi indecisi di Marchisio. Che si vede arrivare addosso Meggiorini il quale, con un intervento deciso, puntuale e regolare gli porta via un pallone che ancora aspetta di essere messo a terra. Ma il numero 69 biancorosso, come tutti noi, non ha voglia di aspettare. Nè di mettere a terra o avanzare per guadagnare una posizione migliore per il tiro. Il pallone rimbalza e chi se ne frega, lui ci prova lo stesso, di sinistro, al volo.

Il pallone trova la traiettoria perfetta, poi ci pensa Legrottaglie con una deviazione, a renderlo imprendibile per Buffon. Uno a zero. Meggiorini impazzisce di gioia e corre verso la curva nord togliendosi la maglietta. Ventura, anzichè gioire per il gol, si incazza per l’ammonizione. Da questi dettagli capisci che è una serata in cui non vuole distrazioni di nessun tipo. Il Bari non concede nulla, ma la Juve è squadra di campioni. Appannati, un po’ depressi, ma campioni. Uno di questi è Trezeguet. Ed è proprio il francese al 22′ a gelare lo stadio dopo che Bonucci ha sprecato di testa l’occasione del 2 a 0. Il tiro di destro di Diego viene respinto da Gillet, alla sua destra. Sulla ribattutta si avventa il francese che spedisce nel sacco il gol del pareggio. Ma il Bari non si abbatte, gioca a memoria, sa sempre cosa fare. Al 43′ Stellini dalla sua area mette in moto Meggiorini che prolunga per Barreto, velocissimo. Il brasiliano (non ancora triste) entra in area, ha di fronte Cannavaro. Lo aggira sulla destra e al campione del mondo non resta altro che atterrarlo. Tagliavento ordina rigore, Barretto prende il pallone. Sullo stadio aleggia un po’ di proeccupazione ma Vitor Lindo fa gentilmente sedere Buffon a sinistra e mette il pallone dalla parte opposta. Due a uno. Nel secondo tempo il Bari può dilagare con la velocità di Kamata subentrato a Rivas. Un’ottima occasione capita sulla testa di Meggiorini che però tira in bocca a Buffon. Ma al 22′ Grosso si inventa un’accelerazione e Almiron, frettolosamente e a pochi passi dall’out, lo stende. Rigore. Sul dischetto va Diego. Un po’ perchè disturbato dai laser (dovere di cronaca, pratica molto stupida) un po’ perchè gravato dalle responsabilità il brasiliano spara in curva, e lo stadio impazzisce di gioia. Ma l’apoteosi arriva dieci minuti più tardi: calcio d’angolo per il Bari, Amauri allontana fuori dall’area ma sul pallone si avventa Almiron che, da venticinque metri, con un destro chirurgico infila, rasoterra, l’angolino sinistro della porta di Buffon. L’argentino non esulta, ancora non si capisce perchè. Eppure ne avrebbe di rabbia da sfogare contro la squadra che l’ha sedotto e abbandonato. Lo stadio invece esulta eccome. Poi ci pensa Gillet, con due grandi parate, ad evitare un finale pieno di immeritata apprensione. L’arbitro fischia la fine, il Bari può esultare. Ventura fa il giro dello stadio applaudendolo. Dirà di non aver vissuto mai una notte come quella. Un giovanissimo Bonucci viene verso la tribuna est in mutande. Lancia di tutto, esulta, benedice il giorno in cui ha trovato Bari e Ventura sulla sua strada. Glielo si legge negli occhi che è stanchissimo, ma felice. E io? Io me ne vado in centro. Nel centro felice della mia Bari. Sabato sera, un bel sabato sera. Con le sciarpe che girano per la città e i locali pieni di gente festante. Si canta, si balla, si sogna, una volta di più. Chissà dove può arrivare questo Bari.

ps: ci sono moltissimi episodi che, per ragioni si spazio e tempo, non ho raccontato su questa partita. La gara particolare di Diamoutene, l’emozione di Stellini, la gioia di Gillet, capitano della squadra della “sua” città. Raccontatele voi. E ditemi tutto quello che avete provato in quella notte.

pps: tra qualche giorno si “festeggiano” i due anni da quella partita. Non ci posso pensare che siamo tornati a giocare in uno stadio vuoto. Non è quello che Bari si merita.

prossima partita:

prossima partita: Bari – Lazio, 31 gennaio 1999

Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.

4 Comments —

  1. Io ero a Berlino e atterrai a Bari alle 20.30, il tempo di prendere la valigia e farmi accompagnare dai miei allo stadio. Mentre entrai sentii l’urlo per il gol di Meggio. Dopo Bari – Udinese del 6/1/2010, è la partita più bella che ricordo del Bari…

  2. io ricordo che la mattina della partita feci una risonanza al ginocchio con mio padre e gli dissi:Pà scommettiamo 20 eui alla Snai che il Bari fa 3-1??Lui rispose in maniera scherzosa:Seeee magar!!Pagava a 20 quel risultato..alla fine 400 euro vinti..ma vincita a parte insieme a Bari-Inter 2-1 con gol di Ventola e Masinga del 98,è la partita più emozionante da quando nel 91 alla tenera età di 3 anni,misi piede al S.Nicola.E non l’ho più lasciato…

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