Quella sera mi sono vergognato. Non mi capita spesso, da tifoso, neanche quando la mia squadra perde per quattro a zero. Se si gioca si può anche essere sconfitti, non è mai stato un problema per quanto mi riguarda. Quello che mi fa davvero incazzare è essere preso in giro. Ho già detto più volte la mia sui fatti dello scorso campionato, ma in tanti mi hanno esortato a ricominciare questa rubrica. Lo faccio più che volentieri. Solo raccontare, a volte, può lenire la delusione di questa una bruttissima storia. Allora va bene, ricomincio, ma lo faccio da una partita che in molti hanno seppellito, dimenticato, rimosso. Anche l’ufficio indagini della FIGC lo fece, in maniera vergognosa, all’epoca. Con buona pace dei Matarrese e di qull’altro furbacchione di Zamparini. Quello che accadde il 24 gennaio del 1999 fu scandaloso. Non tanto per il fatto in sè. Parliamoci chiaro: ci sta che ventidue giocatori, stanchi, a dieci minuti dalla fine decidano di suggellare con un tacito accordo un pareggio. Quello che non ci sta è continuare a sostenere che questo non accadde arrivando a prendere la gente per il culo. Ma andiamo per ordine. La partita si gioca in una giornata uggiosa, a Venezia, in uno stadio avvolto dalla nebbia. Siamo alla prima giornata di ritorno. Il Bari ha appena battuto la Sampdoria in casa ed ha concluso il girone di andata al settimo posto, due punti sopra la Juve di Lippi e con lecite speranze di arrivare in Europa.

Il Venenzia è penultimo, per molti spacciato. Zamparini, prima di scoprire l’America in Sicilia, a Palermo, è il vulcanico presidente dei lagunari. Ha deciso di rinnovare la fiducia a Novellino rinforzando la squadra e tentando una miracolsa salvezza. In realtà basta un giocatore a trasformare una squadra destinata a retrocedere nella più bella delle sorprese del campionato. Quel giocatore è uruguagio e viene dall’inter, dove non riesce a conquistarsi uno spazio. Alvaro El Chino Recoba arriva a Venezia durante il mercato di gennaio e da subito si rivela un giocatore in grado di fare la differenza. Particolare curioso è che Recoba, durante il mercato di Agosto rifiuta di venire a Bari facendo saltare un affare ormai concluso. Vuole giocarsi le sue chances all’Inter. La rimonta del Venezia però non è ancora iniziata e il Bari di Fascetti è un avversario molto ostico. Forse un pareggio potrebbe andare bene ai lagunari. Per noi tifosi no. L’occasione è ghiotta. Vincere sul campo della squadra penultima in classifica significa poter conquistare il quinto posto e sognare davvero. E sognare non è mai vietato. Mi organizzo per vedere la partita in tv. Quei giocatori una settimana prima hanno demolito la Samp, perchè dovremmo avere paura del Venezia? Ma Recoba si conquista e batte una punizione dal vertice sinistro dell’area. Minuto numero nove: pallone pennelato sulla testa chirugica di Pippo Maniero che insacca alle spalle di Mancini. Uno a zero Venezia. Il Bari si riorganizza. Le geometrie di Daniel Andersson sembrano più precise di quelle degli ex Volpi e Pedone, ma in attacco Masinga e Osmanovsky non pungono. La partita è soporifera. Zero ammoniti, pochi contrasti, il Bari che non cerca di impostare un attacco degno di chiamarsi tale. Bisogna aspettare l’inzio del secondo tempo per vedere Madsen scendere come un treno sulla fascia sinistra e mettere un pallone al centro sul quale si avventa De Ascentis che batte Taibi e firma il gol del pareggio.

A casa mia ci si abbraccia. Adesso la vinciamo, pensiamo. Il Venezia accusa il colpo. Stanchi e preoccupati i giocatori neroarancioverdi arretrano di una ventina di metri il loro baricentro. Novellino chiede ai suoi di non scoprirsi troppo, un’altra sconfitta sarebbe fatale alla sua squadra, e a lui per primo. Fascetti fiuta il momento propizio e getta nella mischia il giovane bomber Spinesi. Ma anche il Bari si ferma, sembra accontentarsi. Gli ultimi venti minuti si giocano nella nebbia. A casa mia si incomincia a fare zapping su altre partite. Va bene la passione ma davvero non c’è nulla da vedere, in tutti i sensi. La nebbia avvolge lo stadio Penzo e penetra fin nelle nostre case. Novellino toglie Recoba e mette Tuta. Un giocatore troppo simile all’Aristoteles dell’Allenatore nel pallone per non sucitare ilarità. Un cambio insensato, un sospiro di sollievo per noi. La partita scorre lenta e noiosa fino al novantesimo. Punizione per il Venezia. Valtolina batte mettendo il pallone a centro area. Tuta, questo sconosciuto, colpisce il pallone di testa e mette in rete. Qui comincia la farsa. Nessun giocatore del Venezia esulta. Lo stesso brasiliano sembra chiedersi “Che ho fatto di male?“. Maniero indica con la mano il numero 4, forse sono i minuti che mancano, recupero compreso, per far pareggiare il Bari. Madsen, non appena visto il gol, si gira verso i giocatori del Venezia per applaudirli ironicamente mentre De Rosa accenna uno scatto verso l’autore del gol. Che si ritrova circondato da tre giocatori che fanno palesamente finta di complimentarsi con lui. Ma che cazzo fanno, non esultano? Grida Francesco a casa mia. Nessuno parla. Tutti hanno capito. Qualcuno va via. Qualcun’altro dice Vabbè a questo punto ci fanno pareggiare, c’è il recupero ancora. Ma la frittata è fatta. L’arbitro fischia la fine. Spinesi e De Rosa aggrediscono Tuta nel tunnel degli spogliatoi. Maniero gli dice in faccia che non doveva segnare. In sala stampa scoppia il finomondo ma tutto si risolve in una bolla di sapone. Matarrese e Zamparini dicono che non è successo nulla e il caso si chiude, incredibilmente, qualche settimana dopo. Tuta non giocherà mai più. Spinesi e De Rosa dichiarano che alla base della loro rabbia c’era il sorriso beffardo del brasiliano, reo di averli presi in giro. Il Bari torna ad allenarsi e trova la contestazione di un centinaio di tifosi arrabbiatissimi. Venduti gridano i tifosi. Il giocattolo si rompe. Il Bari inizia a perdere e si salva a poche giornate dalla fine. Il Venezia trova un Recoba straordinario per poco non finisce in coppa Uefa. E tutto è iniziato quel giorno. E il vizio di prenderci in giro, a qualcuno a Bari, non è più passato.

ps: vicino al cinema Royal di Bari c’è una scritta eloquente: “L’Europa non è un obbligo, la dignità sì“. Ogni volta che passo davanti a quella scritta mi ritorna in mente la partita di Venezia. E penso che davvero, per qualcuno, la dignità non esiste e non esisterà mai. Zamparini si è spostato da Venezia a Palermo. Ha dicharato che in una piazza come Venezia non si può fare calcio. Tuta è sparito dalla circolazione. Chissà se ci ripensa mai a questa storia. Forse era un attore. Forse era lui Aristoteles.

Prossima puntata: Bari – Juventus, 25 novembre 1990

Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.

3 Comments —

  1. Ricordo quella partita…ascoltavo la radiocronaca su l’Altraradio (quanto mi mancano, risate a non finire) e ricordo che Tuta fu preso per i fondelli in tutte lemaniere possibili…poi sappiamo come finì, anche i rediocronisti erano increduli.
    Per il resto non aggiungo altro a ciò che hai scritto se non che tutto ciò è uno schifo (fermiamoci qui…).

    P.S. La tua rubrica è fantastica, sono contento ci abbia ripensato.

    • Grazie Danilo! Non è che ci ho ripensato, avevo bisogno di una pausa perchè la faccenda scommesse mi ha disgustato. Ma non possono averla vinta loro. La mie passioni sono la scrittura e il Bari. Loro andassero alla Snai… 🙂

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