Ci sono partite che ti fanno capire che squadra sei. Per cosa lotti, per quali obiettivi giochi e, forse, anche se vincerai. Ma otto anni di delusioni sono tanti, e quattro vittorie di fila non bastano a togliermi di dosso la sensazione che anche questa volta potrebbe essere un fuoco di paglia. Il giocattolo potrebbe rompersi, qualche campione potrebbe essere ceduto e chissà quante altre cose potrebbero succedere. Ma il 23 gennaio del 2009 capisco che stavolta non è così. Che noi siamo il Bari e dobbiamo farcela. Perchè abbiamo una gran bella squadra, perchè il Mister (con la M maiuscola) ha una voglia incredibile di andare in serie A e perchè Giorgio Perinetti ha scelto davvero bene. A Trieste fa un freddo cane, e si vede. Io sono a casa mia, da qualche anno vivo a Jesi, nelle Marche, a guardare l’anticipo del venerdì su Sky. Si gioca contro l’ottima Triestina, una squadra che ha tra le sue file buonissime individualità come il portiere Agazzi, il velocissimo terzino Antonelli e il bomber Granoche. L’allenatore è una nostra vecchia conoscenza: quel Maran mandato via qualche stagione prima per colpe probabilmente non sue. La partita è uno scontro diretto, e i giuliani sognano il sorpasso. Non si può dire che si giochi in una bolgia, ma il Bari sente la tensione. Vincendo può scavalcare il Livorno e portarsi al primo posto, un primato che in serie B manca da troppi anni.

Conte mette in campo, come sempre, una squadra votata al gioco d’attacco: oltre alle punte Barreto e Caputo giocano Kamatà sulla fascia sinistra e Rivas su quella destra. In panchina si accomoda il neo-acquisto Lanzafame, rientrato a Bari da Palermo a furor di popolo solo sei mesi dopo la sua partenza. Mi accomodo sul divano con la mia bella sciarpa del Bari. Era tanto che non la scomodavo per una partita in TV. La appoggio accanto alla televisione, incito, mi alzo, sono in tranche agonistica, completamente stregato dall’effetto Conte. Mi muovo come lui, urlo strillo, mi incazzo. Finalmente, aggiungo. Sono troppi anni che guardo le partite con un atteggiamento completamente passivo, distaccato, senza trasporto. Non esulto ai gol, non mi arrabbio se ne prendiamo. Si chiama abitudine, e questi ragazzi ce la mettono tutta per togliercela. Sogno uno stadio pieno, una città innamorata della sua squadra, i bar colmi, la domenica, di gente che va a prendere il caffè con la sciarpa del Bari al collo. Sì, lo sogno anche se non vivo più nella mia città, almeno per ora.

Ma per farlo dobbiamo contagiarci a vicenda di calore ed entusiasmo. E cosa c’è di meglio che vincere la quinta partita consecutiva contro una diretta concorrente e conquistare il primo posto? Se fossi a Trieste guarderei la partita in maglietta, tanto sono agitato. Il mister da indicazioni, si toglie e si rimette una sciarpa gialla, parla con la panchina, coinvolge tutti. Esposito al minuto numero nove ha tra i piedi la palla del vantaggio. Assist di Kamatà, lui deve solo sparare in porta: alto. Mani nei capelli, ci rifaremo. Poi viene fuori la Triestina: prima Antonelli, poi Della Rocca sfiorano (l’immeritato) vantaggio. Bevo un sorso di Peroni e guardo la persona che sta vivendo quella partita con me. Non sa dov’è capitata, non ha capito qual è la posta in palio. Non sono i 3 punti, non è la vittoria e neanche il primo posto. Vincere significa ritornare a contare qualcosa in un mondo che ti ha dimenticato, cancellato, vilipeso. Vincere significa poter dire “siamo il Bari”. Lei ha la nonna di Trieste, gioca a tifare per l’avversario, poi capisce la situazione e si adegua. Si vede che siamo più forti. Lo capisco quando Barreto e Rivas si scambiano il pallone. Quando loro alzano i ritmi ma si infrangono contro Esposito, Masiello e Stellini. Caputo ha un’occasione clamorosa, ma Cottafava salva. Minuto 44: dribbling di Barreto in area di rigore, arriva al vertice destro dell’area piccola. Agazzi gli si fa incontro, lui gigante, il brasiliano piccolo piccolo.

Il portiere gli sbarra la strada e respinge il tiro a limite dell’area di rigore. Arriva Gazzi, il rosso lascia partire un tiro a porta vuota ma un difensore della Triestina riesce a respingere sulla linea. Ma il pallone ritorna sui piedi di Barreto appostato nei pressi del dischetto. Il problema è che davanti a lui c’è il muro di Agazzi più due difensori a meno di un metro di distanza. Barreto ci pensa un attimo, forse meno. Con una danza tutta carioca finta il tiro di sinistro e mette a sedere due dei tre avversari con una sterzata. Poi si sposta con dolcezza il pallone sul destro e tira in porta eludendo il tentativo dell’ultimo superstite. Un super goal. Barreto va sotto la curva barese impazzita di gioia. Anche Conte è scatenato. Abbraccia tutti, applaude i suoi. Stiamo vincendo. Si va al riposo. Il secondo tempo inizia con la Triestina in attacco, ma nulla sembra impensierirci finche al 20′ Rocchi non concede ai padroni di casa un calcio di rigore per un fallo, piuttosto ingenuo, di Parisi su Minetti. Botta di Granoche e gol. Pareggio. Mi sembrava troppo bello, vuoi vedere che adesso la perdiamo?

La Triestina ci crede al sorpasso. Non ha meritato, ma a volte il calcio va così. Antonelli è scatenato su quella fascia, a Bari non lo vedremo mai così. Ma passano solo 5 minuti di sofferenza perchè quella notte il marziano, gioca con la maglia blu del Bari. Caputo con un tackle recupera un ottimo pallone a centrocampo. Alleggerisce su Donda che vede Barreto in area e lo serve di prima intenzione. Controllo con il sinistro, altra sterzata che mette di culo a terra il difensore e tiro di destro a giro sul secondo palo. Gol strepitoso. Corro come un pazzo per la casa, mi tuffo in scivolata proprio come Barreto. Esulto e guardo il cronometro. Mancano venti minuti ma non ricordo nulla. Solo una gran sofferenza per tutti quei palloni che arrivano in area. Le ovazioni sulle uscite basse di capitan Gillet e il fischio finale dopo cinque lunghissimi minuti di recupero. Esulto come se avessimo vinto il campionato, ma è solo la prima giornata di ritorno. Eppure l’ho capito. Siamo il Bari, siamo tornati e abbiamo un marziano in attacco. Nessuno ci ferma più.

ps: dopo quella partita tornò l’entusiasmo ancora sopito in città. Per la partita contro il Frosinone finalmente accorsero allo stadio più di 20.000 persone. Caputo, doopo aver segnato il gol del 2 a 1 rispolverò il trenino. E tra i cori dei tifosi iniziò a farsi largo “E Barreto fa goal” dedicato al brasiliano.

pps: nelle file della Triestina il migliore in campo risulta essere il terzino Antonelli. Verrà a giocare a Bari l’anno dopo, non solo grazie a quella prestazione. Sarà lui infatti, il 7 maggio a regalarci la matematica serie A segnando il gol che permetterà alla Triestina di battere il Livorno al Picchi.

prossima puntata: Bari – Torino 9 febbraio 1997

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