Creativi, pubblicitari, coglioni. Chiamateli come volete, sempre di professionisti si tratta. Nei film americani sono quelli con le bretelle, il cibo cinese e il bicchierone di Starbucks sempre pronto a rovesciarsi sulla scrivania. E sì, perché i creativi nell’immaginario popolare sono persone distratte, con la testa tra le nuvole, poco organizzate. Tutti sognano di fare i creativi, perché pensano che il mestiere del pubblicitario sia figo, appeal, trendy e altri aggettivi del cazzo che vanno tanto di moda adesso. Poi arrivano loro, i ragazzi di Zero Video e ti raccontano un’altra storia, una storia vera: quella del creativo frustrato, perché non viene pagato. E il creativo si ribella: freelance sì, #CoglioniNo.

Bene, sgombriamo il campo dagli equivoci: lo spot è bellissimo, ben realizzato e soprattutto virale. Come direbbe il mio amico Vujadin Boskov “virale è quando pubblico condivide”, quindi c’è poco da aggiungere. Lo spot, o meglio la serie di video, è intelligente perché apre una discussione, sensibilizza, genera commenti. Suscitando emozioni svariate: empatia, frustrazione, ribellione. Funziona anche il titolo, nonostante la parolaccia sia un po’ abusata da Grillo in poi. Non era forse Vaffanculo il suo headline? Ma alla gente piace e me pure, cazzo. Quindi, per quanto mi riguarda, il mio giudizio (sempre che interessi a qualcuno) verso chi ha realizzato il video è totalmente positivo. Adesso parliamo di chi questo video lo sta condividendo. Io, per ora, non l’ho fatto e vi spiego perché.

Non certo perché non mi piace o perché non sono d’accordo con il messaggio dello spot. Volevo capire e in questi due giorni mi sono preso un po’ di tempo per riflettere. Vero, i Social Network vanno veloci. La tentazione di dire subito la propria è altissima eppure, a volte, credo sia meglio sedersi a ragionare, magari davanti ad un caffè. Proprio nel blog del mio amico Luca Carbonelli, Il Salotto del Caffè, ho trovato alcuni spunti interessanti, non meno di quelli forniti ieri da Osvaldo Danzi che chiede di essere inserito nell’elenco dei Coglioni, pur non essendo un creativo. Infatti, citando Osvaldo, tra le partite IVA aperte dal 2008 ad oggi sono oltre un milione e quasi tutte ditte individuali, cioè di persone. Nel 2012 i giovani sotto i 35 anni hanno aperto 500.000 partite IVA, la cui stragrande maggioranza in settori tutt’altro che creativi.

Io non credo che lavorare gratis sia da coglioni a prescindere. Non amo essere definito un creativo, ma lavoro in questo settore. Ho sempre pagato tutti, collaboratori e amici, e per fortuna chi legge questo post può testimoniarlo (nel web le bugie hanno le gambe corte). Ho pagato le copertine dei miei libri, i book trailer, le landing page, le campagne virali come quella di Luna. Giustamente. Perché il  lavoro va pagato e santificato. Non ho mai promesso visibilità a nessuno anche perché non sono io nessuno per darla. L’unico che lavora praticamente gratis per me, o meglio con me, è Graziano Giacani, amico e compagno di avventure in agenzia. Tra noi il patto è semplice: io aiuto te con i testi, tu aiuti me con la grafica. Ci scambiamo favori, non stiamo a contarli e in ogni caso credo di essere io in debito con lui. Per la precisione.

Detto questo: lavoro gratis con qualcuno, ma non mi sento un coglione. Pur avendo maturato diversa esperienza in questi anni di lavoro (ho 34 anni, e svisceriamoli questi anni) ho accettato di collaborare senza retribuzione su diversi progetti che reputo interessanti. Sottolineo: ho accettato. Il che implica che i patti erano chiari dall’inizio. Non certo in cambio di visibilità ma di esperienza, possibilità di imparare, mettermi in gioco con un’idea che reputa potenzialmente vincente. Oppure posso averlo fatto per amicizia o per scambiare le mie competenze con qualcuno. È tutta esperienza, per me che ho ancora tutto da imparare. È così che ho conosciuto realtà fondamentali per la mia crescita professionale e che mi hanno permesso anche di alzare il mio valore di mercato (non inorridite, siamo professionisti giusto?).

Forse sbaglio, forse no. Magari oggi, con un pizzico di presunzione, posso anche permettermi di dire no a questi progetti e in alcuni casi lo farò. In altri sarò ancora lieto di dare una mano. Non sarò talebano come non dovrebbero esserlo, secondo me, molti dei ragazzi che hanno condiviso il video. Giovani che avrebbero bisogno di fare esperienza, conoscere persone che possano guidarli, non sfruttarli. Io avrei pagato di tasca mia, 10 anni fa, per lavorare con i miei punti di riferimento. Di certo avrei messo a disposizione tutta la mia umiltà per imparare un mestiere. Perché, checché se ne dica, quello del creativo è un mestiere. Come l’idraulico, il panettiere, l’avvocato. Anche loro hanno lavorato gratis per apprendere sul campo. Senza tirarsela più di tanto. Chiedere rispetto è legittimo, condividere un messaggio senza una riflessione sulle proprie esperienze e capacità è un po’ snob, a mio modo di vedere. E non mi riferisco a chi ha realizzato la campagna.

Il mio consiglio è distinguere, saper dire no, ma saper anche dire sì. Tenere conto che in giro c’è gente disposta solo a sfruttarti e che la visibilità è solo un falso mito. Che diventare freelance e aprire una partita iva è un percorso che va studiato e analizzato, non improvvisato. Se un “creativo” ha delle competenze riconosciute, nessuno gli chiederà visibilità in cambio di un lavoro. Ma quelle competenze, a mio modesto parere, vanno costruite anche passando per qualche lavoro gratis. Io l’ho detto e soprattutto l’ho fatto. E sono convinto che l’abbiano fatto anche molti tra quelli che oggi inviano preventivi consoni al loro valore sul mercato. Stay hungry, stay humil. Ah, questo post l’ho scritto gratis e nessuno mi ha promesso visibilità in cambio. 

Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.

2 Commenti —

  1. Ti avrei voluto più cattivo, ma va bene così 🙂
    Dici bene. Il denaro non è l’unica moneta esistente, soprattutto quando si è più giovani. Vale un po’ meno quando sei freelance o hai la tua agenzia, perché poi le tasse e i fornitori non li paghiamo con le esperienze! Il tuo concetto è molto giusto.
    L’importante è ricordarsi di scegliere bene per chi vogliamo lavorare in cambio di un’esperienza e non piegarci a chi si avvicina a noi sperando di scucire un lavoretto gratis. Perché è un attimo che “esperienza” diventi il nuovo “visibilità”.
    La teoria a cui sono molto legata è che se hai tempo libero e nessuno ti chiama, piuttosto che accettare lavoretti sottopagati e poco interessanti, puoi decidere di lavorare al tuo portfolio inventandoti lavori di sana pianta ed esercitando tutte le meraviglie che hai studiato all’università.
    Ovviamente è un discorso che non rivolgo a te, ma si fa così per parlare.
    Bravo Cri.
    Eh sì, aggiungo per chi ci legge: Cri ci ha pagate! Non per lasciare questo commento ma per fare una mini campagna flash per il suo libro. È difficile fare il prezzo ad un amico, ma per rispetto del nostro tempo e del suo tempo scegliamo sempre di dividere il lavoro dal piacere. Avevamo pochi giorni per realizzare qualcosa che avrebbe necessitato settimane, eppure ce l’abbiamo fatta. Perché un lavoro è lavoro sempre.
    Baci!

  2. In effetti, c’è un elemento da considerare quando ci sono questo tipo di proposte: se sai già fare quel lavoro o meno.
    Sarebbe lavorare gratis se mi venisse chiesto di fare il tecnico senza essere pagato.
    Sarebbe un’opportunità se mi venisse chiesto di fare il carrozziere senza essere pagato.
    Quando parli del tuo valore di mercato, fai bene, perchè ciò che stai facendo non è nient’altro che un investimento su te stesso.
    Franklin, incarnazione del self-made man, disse che il tempo è denaro.

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