Domani parto. E chissenefrega, direte. La notizia non è certo la mia vacanza, che poi vacanza non è (ci sarà da sudare, in tutti i sensi). La notizia, entriamo subito in tackle scivolato, è che io mi fermo qui, per un po‘. Ho fatto qualche calcolo, tra post scritti per il mio blog, per i clienti e per i miei collaboratori più stretti. Ho guardato le interazioni su Facebook, Twitter, Linkedin, Google Plus e le ore che ho dedicato ai Social. Metà del mio tempo, più o meno. O magari qualcosa di più, anche a scapito di cose mie personali. Lo rifarò, perché se il mio lavoro è questo mi devo rassegnare a questo (tutto sommato piacevole) destino. Quindi nessun rimpianto.

Mi fermo dicevo. Non lo faccio tanto per me, quanto per i fruitori dei miei messaggi. Parliamoci chiaro: amo quello che faccio. Datemi un condizionatore (che funzioni, possibilmente) e un giorno libero a settimana e sono a posto. Non ho bisogno di molto altro. Anche se è estate. Eppure sono convinto che sia arrivato anche per me il momento della famosa dieta informativa di cui si parlava con Luca Conti qualche mese fa. E per quanto sia difficile per me rinunciare a scrivere su un blog e in gran parte ai Social, sono convinto che questa sia la scelta giusta per tornare più motivato (e incazzato, passatemi il termine) di prima.

#VadoInMessico (non potevo rinunciare all’hashtag, quello è un vizio), girerò in macchina dallo Yucatan al Chiapas, arriverò in Guatemala e poi chissà dove negli States. Mi disconnetto per riconnetermi. Cercherò di guardare meno lo smartphone e al posto degli aggiornamenti di status proverò a cogliere tutte le sfumature della giornata. Quelle sfumature alle quali ho rinunciato spesso, per tenere la testa bassa sull’iPhone. Gli sguardi, i cieli, le nuvole, le luci. Non dovrebbe essere difficile visto che la copertura wireless dovrebbe essere bassa e il sole alto. E caldo. Sia chiaro che non sto assolutamente sputando nel piatto dove mangio, anzi. Continuo a credere nella rete, nei social e in tutto quello che mi permette di campare discretamente (e in fin dei conti di fare questo bel viaggio). Credo però, con altrettanta convinzione, di averne leggermente abusato. E non mi vergogno ad ammetterlo.

Mi prendo una pausa quindi, ben sapendo che non vi mancherò. E non per falsa modestia. La rete è piena di contenuti, i blog sono pieni di post e un mese senza Cristiano (anche due o tre) si può stare. Andrò in fondo per capire se davvero, per essere social, c’è bisogno di essere sempre connessi. O se, sotto sotto, possono nascere grandi idee e nuovi straordinari progetti anche solo con un taccuino. Domani parto e mi cago un po’ addosso. Chi dice che è pericoloso, chi dice che ci sono gli uragani, chi pensa che non è per me il momento giusto per questa avventura. E anche questo è un segno. Sono diventato molto bravo con la tastiera, ma ho perso lo spirito ribelle di quel ragazzo che scrisse In giro per l’Europa. Quel ragazzo non aveva Facebook, ma non aveva paura di nulla. Io so solo che ho bisogno di respirare meno wireless e più vento. E se pensate che questa sia solo una scusa, me ne farò una ragione. Per una volta, abbiate pazienza. Ma torno presto, #NientePaura.

Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.