L’imprevisto è il grande nemico, ma se la società è statica non riusciamo ad avere innovazione

La strada verso la smart enterprise è tracciata. Si tratta di accelerare il processo di trasformazione digitale con interventi su misura, di integrare le strutture native dell’impresa con sistemi complessi, di ascoltare, analizzare e comprendere le esigenze di chi nelle aziende (dentro o fuori che sia) ci lavora. L’evento di Noovle, al quale ho partecipato da blogger, mi ha aiutato a delineare meglio il tema dello smart working e del mobile working. Tema, quest’ultimo che sarà oggetto di un mio libro in uscita per Hoepli nel 2017.

L’approccio collaborativo rende indubbiamente le aziende più competitive e trasforma la gestione dell’informazione. Spesso ignoriamo che le difficoltà non nascono quando si tratta di scegliere o perfezionare l’uso di uno strumento. Ma quando si tratta di cambiare un approccio, o una mentalità radicata nel tempo. Solo ripartendo dall’approccio possono nascere nuovi ecosistemi di collaborazione che trasformano e semplificano i flussi di comunicazione. È un nuovo approccio basato sul concetto di piattaforma, che ha l’obiettivo di rendere facile e agevole l’integrazione di tecnologie di base insieme ad applicazioni e data source differenti.

courtesy of Noovle

Cambiare approccio, appunto. Il processo di Change Management costituisce un aspetto significativo di ogni progetto volto a gestire in maniera intelligente il cambiamento aziendale e facilitare l’introduzione di nuove tecnologie. Smart working non vuol dire, come alcuni pensano, lavorare da casa. Né banalmente essere “always on” (concetto sempre meno positivo, a mio parere). Perché uno degli aspetti che più mi affascinano di questo tema, ed è per questo che gli dedicherò un libro, è la possibilità di farci risparmiare tempo, dedicando al lavoro quello necessario. Accedere ai file da qualunque postazione, approfittare degli spostamenti che sono sempre più frequenti soprattutto per i manager delle multinazionali e riuscire a lavorare sempre nelle migliori condizioni. Anche in treno, anche in aeroporto, anche se possiamo contare solo su un device (lo smartphone, ad esempio).

Non si tratta di lavorare sempre. Si tratta di ottimizzare al meglio le opportunità di lavorare fuori dall’azienda, in qualunque circostanza, anche in modalità condivisa. Lavorare bene in qualunque circostanza significa potersi permettere anche di leggere un libro durante un’ora di volo, o approfittare per fare una telefonata durante uno spostamento in treno (linea permettendo). Ecco che il mobile working, e lo smart working, diventano parte di un processo organizzativo complesso in grado di rendere la vita di chi lavora più semplice.

courtesy of Noovle

È stato questo il tema di Change the Game, l’evento organizzato da Noovle il 5 ottobre al Talent Garden di Milano. Un appuntamento dove i leader delle aziende che oggi rappresentano i punti di riferimento nello sviluppo tecnologico e digitale hanno portato la loro visione di cambiamento. La mattina il Keynote è stato incentrato sul tema della Digital Transformation assieme a Giuliano Noci, Prorettore del Polo territoriale cinese, Politecnico di Milano; Mark Blair, Vice President EMEA, Brightcove; Ben Jackson, Managing Director, Gigya EMEA and ANZ; Brad Kilshaw, Head of EMEA, Cloud Ecosystem & Partnerships – Google Cloud Platform; Carolina Moreno, General Manager. Spain, Portugal, Italy, Greece and Cyprus, Liferay; Bret McGowen, Developer Advocate – Google Cloud Platform.

Nel pomeriggio ho seguito il panel dedicato allo Smart Working-  l’importanza di attivare e creare una vera e propria cultura aziendale. Si è parlato della tecnologia come piattaforma per la collaboration e la comunicazione aziendale, il ripensamento degli spazi aziendali in ottica smart, il change management come strumento per accogliere il cambiamento. Attuare in Azienda modelli di Smart Working non è più solo una questione di tecnologie, ma una vera e propria sfida che coinvolge tutto il capitale umano. Come creare una vera e propria cultura aziendale in stile digitale che porti coinvolgimento e innovazione. Testimonianze a cura di: Anna Cazzulani e Chiara Bonomi, partner e co-founder di Kokeshi Coloured HR, Daryoush Goljahani, Regional Channel Manager, Google for Work, Vincenzo Paradiso, direttore generale Ivri, Federico di Giacomo di Hootsuite e Gabriele Falistocco, Federazione italiana sport su ghiaccio. 

Colpisce moltissimo un dato: coinvolgere i propri dipendenti, in azienda, significa aumentare del 20% le possibilità che restino in un epoca in cui, contrariamente ai luoghi comuni i Millennials fuggono anche senza la certezza del posto a tempo indeterminato. Molti giovani considerano più importanti la qualità delle relazioni e del tempo rispetto alla certezza di uno stipendio. Lo smart working rappresenta una sfida, l’evoluzione dei modelli organizzativi. La crisi ha reso le aziende più consapevoli della necessità di valorizzare le proprie persone. Chi lavora in remoto è molto motivato perché risparmia del tempo e riesce a svolgere quelle piccole funzioni domestiche che di solito sono le più sacrificate. Lavora in un ambiente meno stressante e meno rumoroso, dove è più a suo agio e può concentrarsi meglio. Una persona più motivata è anche una persona più produttiva.

Tutti i tweet dell’evento li trovi qui!

 

Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.

Rispondi