Andrea Fontana, esperto di strategia aziendale, comunicazione e storytelling. Ha scritto Storyselling e Storytelling Kit, due libri imperdibili per chi è già parte o si avvicina a questo mondo. Andrea afferma che “non è vero che tutto è raccontabile. Si può raccontare storie soltanto attraverso alcune condizioni e regole. Il coinvolgimento del pubblico nel racconto, l’autenticità e soprattutto le competenze narrative rappresentano lo specifico dello storytelling. Occorre cioè avere una precisa strategia del racconto. Occorre saper costruire immaginari e mondi visivi, e con la grande densità di media disponibili occorre saper disegnare la giusta orchestrazione mediatica: è necessario il mezzo di comunicazione adatto per il pubblico specifico con la storia significativa dedicata. Per cui, direi proprio che non tutti sanno raccontare, quindi non tutto è raccontabile.” Di seguito, in 7 risposte, Andrea ci illustra l’universo dello storytelling e le sue regole base.

D: Che cosa trasforma un fatto in una storia?

R:La nostra mente. Come le neuroscienze hanno dimostrato, noi pensiamo narrativamente. I neuroscienziati americani parlano dell’uomo come di uno “storytelling animal”. Davanti a un fatto costruiamo automaticamente un racconto. Fa parte del funzionamento del nostro cervello, che non sopporta il vuoto di significato. Intorno a ogni fatto, creiamo un racconto significativo, anche parziale.

D: Che cosa è il racconto?

R: Un racconto è una rappresentazione, testuale, visiva, auditiva, tattile e olfattiva che riguarda un soggetto, un oggetto o un evento. Come rappresentazione è un punto di vista sulla realtà. E quando il punto di vista viene assunto per un certo tempo da una comunità, allora diventa cultura e tradizione radicata.

D: Quanto conta il linguaggio?

R: Molto, ma non è tutto. Per fare storytelling d’impresa bisogna saper usare le parole e la scrittura, ma anche i diversi tipi di linguaggio oggi disponibili per raggiungere i diversi tipi di pubblici.

D: Come si racconta un’azienda? E quali sono le differenze rispetto al passato?

R: Un’impresa si racconta innanzitutto ascoltando il pubblico. Una strada ancora troppo poco frequentata in Italia. Il vero racconto, quello importante, è quello del pubblico a cui un’impresa si rivolge.

D: Evoluzione o ritorno al passato? Pensiamo alle storie di Carosello…

R: Entrambe le cose, direi. La narrazione ci appartiene e quindi è un modello che mettiamo in pratica dalla notte dei tempi. Ma è anche vero che oggi assistiamo a un’evoluzione enorme non solo nel modo di costruire e di fruire i racconti, ma anche nelle loro tecnologie di produzione e diffusione. E bisogna rimanere al passo con questa enorme evoluzione.

D: Quali sono le imprese che comunicano meglio?

R: In questo momento, per me sono le imprese che hanno come necessità la vendita di prodotti tv o servizi per la pay per view. Come per esempio Abc o Sky.

D: Quali sono le regole di base dello storytelling?

R: Ascoltare il proprio pubblico, saperlo leggere e capire il momento di vita che sta vivendo. Costruire un racconto che sia per lui significativo. Inserire tensione personale e sociale nel racconto, perché abbiamo bisogno di riconoscerci in un tema sociale importante. Cambiare le trame: non solo commedia, ma anche epica, dramma, utilizzando tutti i registri stilistici e mediatici. E per finire, essere autentici.

Una storia è un dispositivo ordinatore, è uno strumento che sistematizza gli eventi umani dando loro un senso e una direzione.

(Andrea Fontana – Storyselling)

 

Hai trovato interessante quest’intervista? Puoi approfondire l’argomento leggendo il mio nuovo libro sul Content Marketing (Hoepli). C’è anche capitolo sullo Storytelling scritto assieme ad Andra Fontana. Maggiori informazioni qui.

Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.

Rispondi