“Stay hungry, stay foolish” diceva Steve Jobs nel suo discorso epico alla Stanford University. Una frase che ha fatto il giro del mondo conquistando milioni di cuori e plasmando intere generazioni. Perché è vero, il mondo ha bisogno di gente che sia folle e al tempo stesso affamata. Affamata di storie.

Sono le storie a nutrire la gente, a renderla curiosa, a coinvolgerla creando una relazione empatica. Sono le storie – oggi più che mai – a fare business.
Se i brand mettono le storie al centro della propria strategia di comunicazione da secoli, l’ascesa dei blog e dei social media ha reso tutti noi editori. Grazie a Internet e al digitale, i contenuti si manifestano in una vasta gamma di formati e supporti. Un tweet (con i suoi 140 caratteri) o un post su un blog sono contenuti, così come lo sono le immagini e i video (più preziosi, perché visuali e immediati).

Nel mio prossimo libro, Content Marketing (Hoepli), mediante esempi pratici e contesti di riferimento, vi fornisco gli strumenti per godere dei benefici dello storytelling. Che lo vogliate o no il marketing sta cambiando, si sta evolvendo attraverso nuovi mezzi. I contenuti non sono più analogici e si diffondono velocemente attraverso i social network che, a loro volta, rappresentano una forma di microblogging.
Prendete Instagram che – al momento – conta più di 400 milioni di utenti e oltre 70 milioni di immagini pubblicate ogni giorno. Sapete qual è il suo potere? Quello di arrivare dritto dritto al cuore della gente senza bisogno di (troppe) parole. Le foto trasferiscono il loro messaggio con immediatezza. Instagram è microblogging puro.
Prendete Snapchat che, dopo aver spopolato in America, si sta insinuando con prepotenza anche tra noi italiani. Alcuni lo definiscono un dark social, altri lo considerano un mezzo dedicato esclusivamente ai teenager. Eppure, che lo vogliate o no, Snapchat è il riflesso dell’evoluzione di cui parlavo prima. Snapchat permette di creare una storia quotidiana e condividerla con gli altri, di romanzare la propria vita raccontando gli alti e bassi, di coinvolgere il pubblico spalancando le porte di casa propria (non solo in senso figurato). E che lo vogliate o no, Snapchat spopolerà anche in Italia.

La pubblicità di un tempo non funziona più. Oggi il pubblico è alla ricerca di storie, di contenuti che – seppur brandizzati – non siano asettici e meramente promozionali. La gente è affamata di contenuti educativi ed interessanti. Di emozioni.

insideout

Imparate da Inside Out. Inside Out, il film della Pixar del 2015, racconta la storia di una ragazzina, Riley, costretta a trasferirsi con la famiglia in una nuova città. Il cambiamento comporta una crisi. Il film verte sulla rappresentazione di cosa avviene nella mente della ragazzina, cioè nella sala di controllo dove le emozioni sono al comando e condizionano i comportamenti della piccola. I personaggi – Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura – si alternano nella guida, influenzando le azioni della bimba. I ricordi sono sfere luminose allocate automaticamente nella memoria della protagonista, e ne formano la personalità. Il film ci ricorda come la tristezza non sia un’emozione da demonizzare: non solo ci consente di apprezzare, per contrasto, i momenti belli, ma anche di fermarci e guardarci dentro.

I più grandi capolavori celano una storia, anche ben strutturata. Perché? La risposta è semplice: le storie avvicinano il mondo. Parlando di brandtelling possiamo dire che le storie non solo avvicinano il pubblico, bensì lo fidelizzano facendolo sentire importante, quasi parte di una famiglia. Ma badate bene, narrare il vissuto di un brand è un’azione coraggiosa che comporta anche dei rischi. Se il terreno non è fertile e i contenuti non sono di qualità lo storytelling si traduce in un’arma a doppio taglio. Ecco perché lo storytelling è una pratica che necessita di ascolto, ricerca e tanto esercizio. Quindi ricordate: siate folli, siate sempre affamati di storie.

 

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Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.

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