Non mi interessano i consigli per gli acquisti, io mi diverto ad ascoltare i miei dischi, della televisione proprio meno frego, io mi diverto a costruire con L’Ego. (Io Carlo – L’Ego)

 

Il mio certificato, gelosamente custodito da mia madre nella mia stanza a Bari, di Esperto Lego non è servito a nulla. Perché stavolta non c’era da costruire un’astronave, un castello o una pista di Formula 1. Stavolta c’era da farsi guidare dalle proprie mani, perché le mani sanno cose che il nostro cervello non sa. È uno dei mantra principali del Lego Serious Play, un metodo di team building che ho potuto sperimentare lunedì scorso con alcuni amici e professionisti e grazie a Lorenzo Massacci, di Extrategy, ottimo mediatore.

Serious Play è un “metodo” di team building attuabile grazie a specifici coordinatori che organizzano esercizi creativi di gruppo, per far sì che le riunioni di lavoro diventino front end, sostituendo il vecchio (diciamo pure attuale) stile back end. Cosa vuol dire front end, e perché il metodo Serious Play rivoluziona il vecchio approccio? Le riunioni sono tendenzialmente degli eventi noiosi, in cui qualcuno elenca voci, cifre, nozioni, spesso presentando grafici e tabelle, e si finisce per lo più con l’andarsene senza avere le idee chiare di ciò di cui si è parlato, o la sensazione di aver perso del tempo. È facile vedere i partecipanti delle riunioni sbracati su una sedia, in atteggiamento di finto relax e di attesa. Di eventi che non accadranno.

Progettare una vision aziendale, o un nuovo progetto, mettendo le mani su qualcosa (in questo caso i Lego) ti porta inevitabilmente ad essere propositivo, a scoprire le carte, a “costruire” (bella scoperta, eh?). Il metodo si basa sul concetto di realizzare una “metafora” della situazione, e poi spiegarla agli altri, che possono contribuire al modello fisico per proporre soluzioni. Attualmente esistono due comunità dedicate a Serious Play, dove poter condividere le proprie esperienze, idee, e metodi, e dove è possibile teoricamente trovare alcuni scenari utilizzati, come dimostra questo video:

La mia esperienza è stata molto positiva, perché pur non ricordando nemmeno come si mettessero insieme i pezzi dei Lego, ho scoperto che effettivamente le mie mani sanno cose che io non so. Ovvero costruiscono soluzioni a cui magari non avrei mai pensato, e che è più semplice discutere di progetti avendone uno davanti. Pensate che solo con 6 mattoncini ci sono 102.981.500 combinazioni possibili, non vi viene in mente che anche i progetti legati al vostro lavoro contengano almeno un 10% di queste variabili?

L’approccio è soft, il moderatore inizia a farti costruire una torre, poi ti chiede di raccontare cose molto semplici attraverso i mattoncini, per poi arrivare a farti costruire la tua vision e il tuo futuro. Lo scopo del Serious Play non è tanto costruire (ma ci si prende terribilmente sul serio, un po’ come da bambini) quanto discutere, riformulare, ascoltare. Nessuno può criticare l’opera degli altri, nessuno può entrare sul personale, ma solo parlare del lavoro svolto, fare domande, chiedere il perché di determinate scelte. Sono regole. Il contrario di ciò che succede durante le riunioni aziendali, quando spesso il “personale” prevale sul professionale e si tende a non ascoltare le ragioni che hanno condotto ad una determinata scelta.

Dopo una demo di 4 ore ho deciso che mi piacerebbe sperimentare il metodo in situazioni professionali e di team building, perché l’ho trovato estremamente funzionale. Speriamo ci sia presto occasione per farlo.

Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.

Rispondi