Valentina Falcinelli, copywriter per Pennamontata e formatrice (ultimamente anche per il Muster di Fiordirisorse), di se stessa dice “so scrivere senza guardare la tastiera, ma non so guardare la tastiera senza scrivere. Non mi piacciono i testi piatti e quando li leggo penso subito: “Come potrei farli diventare più gustosi?”. Deformazione professionale da copywriter master chef”. L’ho intervistata per Facebook marketing, eccovi il contenuto extra relativo alla nostra intervista:

Che ci fa una copywriter su Facebook?

Qui potrei aprire l’angolo del tipregononchiedermelo, ma non lo farò. La mia strategia di personal branding su Facebook è molto acerba: vorrei fare 3 cose che finiscono in “ing” (networking, storytelling, personal branding) bene come molti altri colleghi; al momento utilizzo il mio profilo personale più che altro per il networking. I’m net-working on it.

Si parla sempre di contenuti di qualità. Ma è davvero la qualità il fattore vincente o esistono altre variabili che rendono un post più efficace? E come è fatto un contenuto di qualità?

La qualità è sempre il fattore vincente. Purtroppo, però, visti i recenti algoritmi di Facebook, la qualità da sola non basta più. Anche se la reach dei post è calata più della Merkel negli ultimi mesi, questo non ci deve legittimare ad abbandonare il lavoro fatto come si deve. Lavorare “come si deve” significa produrre contenuti pensati per il nostro pubblico; significa continuare ad ambire all’interazione intelligente, evitando quindi domande idiote-acchiappa-commento e Lolcats, che fanno aumentare i Mi piace. Secondo i nuovi diktact di Facebook, lavorare come si deve implica anche un investimento extra in sponsorizzazione: che ci piaccia o no, alla qualità dobbiamo aggiungere un pizzico di quantità – di denaro.

Utilizzi Facebook per il business? Se sì, solo a livello di Personal Branding o anche gestendo Pagine?

“Ecco, questa domanda mi piace più della prima” – penso sogghignando.

Su Facebook gestisco sia la pagina di Pennamontata, la mia azienda, sia quelle di alcuni clienti. I settori che gestisco sono alquanto delicati (salute, tanto per menzionarne uno), eppure ti posso dire che un cliente che sto seguendo, proprio grazie alla strategia Facebook che ho scelto per lui, sta ottenendo grandi risultati, soprattutto per quello che concerne la fidelizzazione del paziente.

Chiunque, nel momento esatto in cui affronta un investimento, vorrebbe garanzie in termini di aumento ROI. L’errore, a mio parere, è considerare il ROI solo come aumento della conversione di nuovi prospect in clienti, senza invece includere anche la “conversione da ritorno”, ossia il caso in cui il brand si trasforma in lovemark e il cliente torna a servirsi da lui. Ecco, attenendosi alla stickiness del canale, credo che Facebook permetta di lavorare proprio su questa conversione da ritorno. L’importante è tenere a mente la natura del social e la componente “engagement”.

 

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È vero che su Facebook anche una copywriter deve diventare un po’ graphic designer?

Da smanettona quale sono ti dico sì, e spero di non rappresentare un’eccezione. Anche se ho la fortuna di collaborare con validi graphic designer, la mia passione per la grafica e il mio occhio da bilancia esteta prendono spesso il sopravvento. Questo significa, in poche parole, che mi piace comunque avere libertà di azione: se a mezzanotte ho voglia di postare su Google+ una notizia, e corredarla con un’immagine, ho la necessità di poterlo fare da sola.

Ecco, credo che questa necessità debbano avercela tutti i copywriter. Non si può pretendere da noi stessi di ottenere gli stessi risultati che otterremmo con l’aiuto di un graphic designer professionista, ma comunque dobbiamo avere la capacità di metter su una grafica pubblicabile, piacevole – possibilmente non in stile Paint anni ’90.

Come Facebook ha cambiato il tuo lavoro? E come la tua quotidianità?

Facebook non ha cambiato il mio lavoro, e non ha cambiato nemmeno la mia quotidianità. O forse sì, forse quest’ultima un po’ l’ha cambiata.

Tralasciando i poke e gli inviti a giocare a Candy Crush e Farm Hero Saga, Facebook ha accorciato le distanze con i miei colleghi. Be’, questa più che di Facebook è la peculiarità del web tutto, ma, ecco, il social blu per la sua natura gioviale credo abbia reso questo avvicinamento più semplice.

Il futuro di Facebook è (veramente) fuori da Facebook?

Credo fermamente che il futuro del content marketing sia (anche) fuori dal web. Dovremmo tornare un po’ tutti a utilizzare i vari canali per il motivo per cui sono nati. E il motivo che accomuna un po’ a tutti è uno: ascoltare. Stiamo davvero ascoltando? Stiamo davvero creando conversazioni bidirezionali? Io credo di no.

Penso che il web, anno dopo anno, sia diventato una piccola giungla e che i brand abbiamo iniziato a urlare come Tarzan in faccia al cliente: “Compra questo!”, “Acquista qui!”, “Scegli me!”. Rimettere il naso fuori da Facebook, e dai social in generale, non significa uscire dal web: significa uscire da questa giungla caotica e chiassosa e tornare a comunicare, ascoltare, capire. Significa uscire dal loop del vendivendi per forza.

Quindi, per concludere, il futuro di Facebook non è fuori da Facebook ma, a parer mio, è fuori dalle recenti dinamiche coatte che tutti noi abbiamo contributo a creare.

 

Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.

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