Come del resto alla fine di un viaggio c’è sempre un viaggio da ricomiciare” (Francesco De Gregori, Viaggi e Miraggi)

Eppure c’era il sole quel giorno a Marina. Un sole splendente, da primi giorni di Maggio. Poi arrivarono le nuvole. All’improvviso. Coprirono il sole e tutto d’un tratto divenne freddo. E piovve a lungo. In Italia questa cosa mi spiazzò. In Messico accadeva ogni giorno. Sole, pioggia e ancora sole. Nuvole monotone, eppure favolose. Il caldo tropicale, asfissiante, e poi la la tempesta. Ritrovarsi bagnati ma felici, perché quando il passo è affaticato e la mente è stanca non c’è niente di meglio di una bella rinfrescata.

Es un clima tropical ripete Juan, l’uomo che ci accompagna in barca. Lo dice ridendo, quasi sfidandoci, allargando le braccia e affidandosi al destino. Noi ci preoccupiamo perché siamo a largo, seduti su una barchetta e le nuvole sono minacciose. In acqua ci sono i coccodrilli? chiede Giacomo. Pued ser, risponde lui serafico. Succede tutti i giorni, rinfresca e poi torna il sole. Si mette un giubbetto e va avanti sicuro per la sua rotta. Laguna Bacalar, terza settimana di viaggio. Nessuna stanchezza, nessuna nostalgia. Cosa ti manca dell’Italia? Niente.

Ci provo con Giacomo a trovare qualcosa di cui sentire nostalgia. Poi mi accorgo che sono cose futili e resto in silenzio. Forse è stata tutta colpa di quell’inaspettato temporale di Maggio. E di quello che si è portato via. Ho dovuto ridare peso a tutto, rivedere le priorità e adesso che sono tornato non ho nessuna intenzione di perdere questo lato romantico e un po’ ribelle. Un viaggio non ti cambia, almeno io non credo a questa tesi. Un mese in giro non aiuta a dimenticare, ma fa respirare. E rinfresca.

Ho respirato la polvere del Messico, le strade roventi, il calore che viene su dall’asfalto. Ho guardato in faccia la povertà e l’allegria e spesso mi sono reso conto che hanno lo stesso identico volto. Ho conosciuto nomi di città nuove come Merida, Chetumal, Campeche, San Cristobal, Valladolid, Palenque. Ho visto la jungla, ho bevuto la michelada (curioso e spettacolare intruglio a base di birra, chili, lime e sale). Ogni singolo minuto di un viaggio così meriterebbe un racconto. Ogni incontro, ogni sguardo, lo porterò con me per sempre.

Come i giorni che passavano e il mio respiro che diventava meno faticoso, meno ossessivo. La mia ansia che svaniva e la mia libertà che chiedeva (pian piano) permesso. E io che, man mano, gliela concedevo. Come quel giorno in cui attraversammo la Ruta Puc. Dobbiamo arrivare a Tulum in serata dico a Giacomo. E in mezzo mille fermate: il bagno nel Cenote, la partita di calcio con i bambini, per strada, il pranzo con la comunità di Santo Domingo, l’offerta alla loro parrocchia, le cascate di Roberto Barrios, le acrobazie dei bambini che in cambio ci chiedevano la propina (la mancia).

Il bello dell’inaspettato. Quando fai un viaggio del genere – mi dice Giacomo i primi giorni, mentre io mi chiedo se ho fatto davvero la scelta giusta – il bello è che non sai mai quello che ti capita. Lo guardo storto, perché nei primi giorni non mi capita proprio niente. Ma sono io che sono mal disposto. Ed è quando decidi di lasciarti andare che tutto cambia, e anche un temporale improvviso diventa un pretesto per rinfrescarsi. Un giorno vi racconterò questo viaggio, oggi ho da fare.

Domani no. 

“E’ un biglietto per le stelle, questo qui davanti a te, cambierai la pelle, ma resta ribelle non ti buttare via” (Negrita, La tua canzone)

Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.

7 Commenti —

  1. questo viaggio …. mi sembra di averlo fatto con te… prima le foto che giorno dopo giorno hanno segnato la mappa della tua avventura…. adesso questo racconto….. quasi quasi mi sembra di aver assaggiato la michelada pure io !!!!!

    Il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma. (Bruce Charles Chatwin)

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