Mourinho non ha inventato niente. Ci ho pensato subito dopo aver visto il suo show contro il giornalista reo di averlo accusato (in maniera un po’ subdola) di non schierare il capitano, nonché portiere più vincente della storia del calcio, Iker Casillas. Sappiamo tutti quali motivi spingono Mou a fare a meno del giocatore più amato dai tifosi: Casillas chiacchiera con la compagna giornalista, e spesso gli confida segreti che non dovrebbero uscire dallo spogliatoio. E a Mou questo non piace. C’è stato un altro allenatore che andava in giro con i foglietti e i ritagli di giornale. Oggi fa l’opinionista e si chiama Eugenio Fascetti. Pagherei non so cosa per vedere una partita tra una squadra di Fascetti e una del mago di Setubal e chiederei un posto in prima fila per la conferenza stampa. La loro dialettica, la loro antipatia e persino la loro arroganza io le ho ammirate (lo ammetto), nonostante tutto. Mi si dirà che uno è un vincente e l’altro no, ma questi sono particolari di poco conto, in questo momento. Perché qui finisce la mia introduzione e si incomincia a parlare di Bari.

Il 22 dicembre del 1996 il Bari va a Lucca per capire se davvero la squadra costruita da Regalia può conquistare la promozione al primo colpo, dopo l’inaspettata retrocessione della stagione precedente. Quella di Protti capocannoniere, per intenderci. Non che la trasferta sia di quelle che fanno tremare i polsi, ma preso da un moto di entusiasmo, decido di fare la cazzata di andare a Lucca insieme ad alcuni amici. Prepariamo zaini, panini, sciarpe e convenevoli vari e ci rechiamo in stazione alle 10 del sabato sera. Ci aspetta una discreta nottata di treno e due cambi: uno a Bologna, alle 6 di mattina e uno a Prato qualche ora più tardi. Fatto sta che alle 9 siamo a Lucca, brutti, sporchi e puzzolenti. I treni dell’epoca erano quanto di più fetente potete immaginare e il sottoscritto è uno dei pochi che vanta il record di aver conquistato una multa per aver poggiato i piedi sul sedile di fronte. Il controllore stronzo fu implacabile quella notte, per la gioia dei miei amici che non potevano trattenere le risate. Lucca ci si presentò come una cittadina serena e soleggiata, nonostante il freddo di Dicembre. Il tempo di un giro in via Fillungo, di una pasta alla crema in un bar e ci ritrovammo a pranzo a casa dei miei zii. Il tempo di mangiare qualcosa e ci incamminammo verso lo stadio.

Il settore ospiti si ergeva in maniera non proprio imponente davanti a noi. Una ferraglia fredda e scivolosa. Insidiosa al punto giusto, di quelle che ti tremano sotto i piedi ad ogni gol, e rischiano di crollare. Avrei dovuto farci l’abitudine. Da quel giorno in poi avrei visto le gradinate più brutte d’Italia. Senza offesa per nessuno. Da Rimini a Gubbio, passando per Frosinone. Con qualche gita, ogni tanto, nei pressi del terzo anello di San Siro. Entrare e non toccare. Assaggiare e non abituarsi troppo, che c’è sempre un Granillo pronta ad attenderti. Ci accomodiamo, per modo di dire, al centro della ferragli e sfogliamo il giornalino rossonero per ingannare il tempo. L’avversario del giorno, il Bari, viene presentato come una delle grandi favorite per la vittoria finale. Una squadra insidiosa guidata dal nemico numero uno del pubblico del Sant’Elisa: Eugenio Fascetti. Lui che aveva osato mettersi contro tutta la tifoseria. Lui che aveva intrapreso una guerra contro il giornale “La Nazione” di Lucca, rea di aver definito un suo schieramento difensivo comeA presepe“. Lui, che prima di Mourinho, portava con se bigliettini in tasca per rispondere per le rime ai giornalisti.

A Lucca hanno sempre da ridire – spiegava in un’intervista – su tutto. L’hanno fatto con me e lo hanno fatto con Lippi. A Lucca hanno da ridire contro qualunque allenatore che non si chiami Orrico. Pensai che esistono in effetti, nel calcio, alcune piazze legate ad un solo allenatore. Pensavo a Galeone con il Pescara, a Lucca con Orrico, a Foggia con Zeman e il giochino potrebbe durare ore (anzi, fatelo!). Noi, a Bari, non ci siamo mai immedesimati così tanto con un allenatore. Forse deve essere una caratteristica della città, lo spirito levantino, un certo carattere da mercanti che ci spinge facilmente a cambiare idea e non abbracciare mai l’integralismo, sia anche quello calcistico. Sul giornale della Lucchese c’era anche un’intervista ad un giovanissimo calciatore che si stava mettendo in luce nella squadra allenata da un altro grande ex biancorosso: Bruno Bolchi. Questo ha la faccia di uno forte, mi dice il mio amico Francesco, mostrandomi il giornale. Con quel nome? Rispondo io. Nella foto un giovanissimo Duccio Innocenti, che un giorno sarà uno dei pilastri della difesa di Fascetti in serie A. Salvo poi tornare a Lucca da allenatore qualche anno fa.

La partita è brutta, senza mezzi termini. Il Bari prova a farla ma la Lucchese chiude tutti gli spazi. Il Sant’Elisa, che ha negli occhi (manco a dirlo) il calcio spettacolo di Orrico, fischia l’atteggiamento eccessivamente prudente dei ragazzi di Bolchi. Il Bari è una bella incompiuta. Tra i giocatori più giovani ci sono due ragazzi alla prima vera esperienza lontano da casa. Due promesse arrivate a Bari accompagnate da grandi aspettative. Si parla di loro come di due predestinati, giocatori che presto vedremo in nazionale. Ma per Flachi e Di Vaio l’impatto è tutt’altro che semplice. Lezioso e leggerino il primo, troppo emotivo il secondo, su entrambi pesa l’ombra di Igor Protti, che ha lasciato Bari per la Lazio. A me Di Vaio piace, lo incoraggio, esulto per lui quando contro il Foggia segna il suo primo gol, ma mi accorgo di essere solo contro tutti. Il San Nicola lo fischia, lo chiama raccomandato, lo massacra ogni volta che viene sostituito. Fascetti si incazza e come al solito non la manda a dire “Il pubblico di Bari non ci capisce niente di calcio. Fischia Di Vaio, che diventerà un campione.” Ha ragione lui.

Non è un caso se la partita si sblocca verso la fine del primo tempo su punizione. Braglia lascia colpevolmente scorrere il cross di Flachi, Guerrero non interviene ma il pallone finisce in fondo alla rete. Ora, io non so descrivervi cosa si prova quando assisti al primo gol della tua squadra, in una trasferta vera. Ero stato a Taranto e a Barletta ma quando ti metti sulle spalle una notte di treno per vedere un pallone entrare in porta, beh è tutta un’altra cosa. Esultiamo a braccia levate, mentre il pubblico non perde occasione di apostrofare Flachi come un bischero. Nel secondo tempo Fontana toglie qualche castagna del fuoco, ma un cross di Marco Rossi viene raccolto da Rastelli che di testa, tuffandosi, insacca sotto la curva rossonera. Questa volta sono loro a festeggiare, e Fascetti si prende la sua bella dose di insulti. Non ricordo molto altro della partita, ma conservo perfettamente il ricordo di ciò che accadde dopo.

I due ragazzi in bicicletta che, vedendoci in difficoltà, ci accompagnarono alla stazione dei treni, Giovanni che si addormentava su ogni Intercity, Vito che mi raccontava di un amore perso ed io che di quella ragazza mi sarei innamorato perdutamente a mia volta, Giacomo che faceva finta di essere il controllore per svegliarci durante le notte, la notte, che dal treno non so perché, è molto più bella, e vera. Sarà per questo che da quel giorno ho inziato a farne tante di trasferte, mai con i gruppi organizzati e sempre con i miei amici. Per conoscere i posti, i volti, i silenzi e lasciar scorrere i nostri pensieri sulle rotaie di tutta Italia e fermarli in qualche stazione.

Dove siamo? Mi fa Francesco nel cuore della notte.

Guardo fuori dal finestrino. Ancona – gli rispondo.

Ah. Beh Ancona è grande come città. Ha fatto la serie A, no? E si riaddormenta, convinto che la grandezza e l’importanza di una città dipenda dal blasone calcistico. Non ho il coraggio di contraddirlo, anche perché non mi sta più ascoltando. Stringo la sciarpa del Bari al collo, ho un po’ freddo, e provo a riaddormentarmi anche io. Ma ho sempre preferito usare la notte per pensare. Ancora mi racconto che prima o poi riposerò. 

Ps: forse non lo sai, ma ho scritto anche un romanzo. Se vuoi puoi iniziare a leggere Domani no.

Le prime 30 pagine te le regalo. 

Prossima partita: Bari – Cittadella, 21 aprile 2002

Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.