Azienda innovativa: favorire la creatività dei collaboratori.

La creatività non si impara a scuola. E questo è secondo me il primo grande peccato capitale del nostro Paese e del sistema educazione. Siamo cresciuti, non so per quale motivo (o forse immagino di saperlo ma non ve lo dico), con la teoria che “creativi si nasce” e che, in mancanza di questa dote sovrannaturale, non bisogna fare altro che attenersi alle regole. Orari, piani prestabiliti, esami, interrogazioni, lavoro, pensione, morte. Non è nei tuoi compiti proporre un’alternativa. Non sei pagato per questo. Sei pregato di eseguire gli ordini e basta. E così sono cresciute generazioni di dirigenti, manager, impiegati e studenti. Tramandando l’idea di una creatività come dono e non come esercizio quotidiano. Per anni questo sistema basato sulla rigidità e sul Io ti dico cosa fare e tu lo fai ha funzionato. O meglio ha fatto comodo sia alle aziende che ai dipendenti, creando però generazioni di poco pensanti, per usare un eufemismo.

Mettiamoci anche che in troppi vedono nel creativo un artista e, sebbene i due sostantivi possano essere associati in qualche occasione, non vuol dire che per essere essere portatori sani di idee bisogna indossare una giacca colorata o scrivere canzoni. Almeno non in tutti i casi. Cosa fanno le aziende per stimolare, incentivare e favorire la creatività dei dipendenti e sopperire quindi a questa mancanza strutturale del sistema educativo? Poco, in realtà. Ho avuto il piacere di conoscere Ivan Ortenzi venerdì pomeriggio durante il Master, o meglio MUSTer di Fior di Risorse, in Tetrapak. Un’azienda sicuramente all’avanguardia per quanto riguarda la creatività. Per citare un esempio, pensate che in azienda hanno tolto l’orario fisso. A fine mese ognuno autocertifica quanto ha lavorato.

Vi vedo già titubanti. In questo modo ognuno fa come gli pare, penserete. Ma allora dov’è il rapporto di fiducia con i vostri dipendenti? E dove sono i risultati? E perché non si dovrebbe giudicare un collaboratore in base a quest’ultima variabile (fondamentale) e non per le ore che passa sulla sedia? Anche per questo, in Tetrapak, hanno pensato di implementare nuovi modi di lavorare: in macchina, in giardino, all’aperto. Ho apprezzato molto le parole di Gian Maurizio Cazzarolli, Site Manager dell’azienda che ha detto: “Non vogliamo mettere regole rigide in azienda per quell’1% di dipendenti che non merita la nostra fiducia“. Una stupenda dichiarazione di intenti, non c’è che dire. La creatività è prima di tutto un processo. Ce l’ha spiegato in maniera estremamente dettagliata Joachim Bjurenheim, Innovation Manager. In azienda c’è un tool ad hoc in maniera da rendere l’idea management un sistema flessibile e veloce. Necessario è prendersi del tempo da dedicare alle idee anche se la routine non lo permette. E non è un caso che i proprietari dell’azienda investano circa l‘80% di ciò che guadagnano in ricerca e sviluppo.

Il modo migliore per essere sempre più competitivi in un mercato che premia le eccellenze e penalizza chi resta fermo, e statico. Ivan Ortenzi, vi dicevo. La sua testimonianza è stata davvero significativa. Partendo da Leonardo Da Vinci (anche lui creava innovazione su commissione, do you know?) fino ad arrivare a Pixar, azienda open per antonomasia (tutti possono partecipare alle riunioni, siano esse di Marketing, HR, Finance), abbiamo avuto modo di soffermarci sui vari step del processo creativo in azienda. Esercitare una forte leadership sul tema, integrare l’innovazione nel business quotidiano, rendere coerente l’innovazione con la strategia aziendale, neutralizzare gli anticorpi organizzativi e mentali (non siamo pagati per fare questo…), coltivare un network dell’innovazione senza barriere, creare il corretto metro di valutazione e di incentivi, considerare che come si innova determina cosa si innova.

Prendo fiato. Ascolto Ivan per 4 ore di fila senza rendermi conto del tempo che passa. Lui alterna le slide con dei video divertenti che aiutano a capire che guidare la persone verso un pensiero innovativo si può. L’obiettivo è cambiare i paradigmi. Manage the present, forget the past, build the future. Chi è bravo, chi crea nuovi paradigmi  diventa monopolista. Pensiamo a quello che hanno creato Google, Ikea, Nintendo. Sì, ma io non sono nessuno di loro, direte. Vero, ma tutti possiamo quanto meno provare a incrociare modelli di business e creare innovazione. L’importante è passare subito all’azione. Pensare, prototipare (qualunque sia il vostro business Prototipate Fast) e testare. Non pensare ad un’idea come ad una Supernova, ma una Palla di neve. Magari l’immagine è meno affascinante, ma rende bene il senso. Una palla di neve rotola e diventa sempre più grande, sempre più potente. Allora sì che un’idea può diventare un business e generare cash. Che poi è quello che conta davvero. Qualcuno penserà che investire sui propri dipendenti non sia remunerativo. A tal proposito vi lascio con una frase che mi ha particolarmente colpito. Un direttore del personale dice ” Se investo sulla formazione dei miei dipendenti e poi questi se ne vanno?

Il consulente risponde: “E se non lo fa e poi rimangono?” Buona settimana.

*disclaimer: ho partecipato alla giornata di formazione di Tetrapak ma non sono in nessun modo legato all’azienda in questione. Faccio invece parte del gruppo Fior di Risorse e frequento il Master in management dinamico.

 

Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.

2 Commenti —

  1. Ciao Cristiano, molte aziende non sanno lavorare per obiettivi, per questo il tempo che si passa in ufficio diventa piu’ importante dei risultati che in quel tempo si possono ottenere. Il concetto di creativita” che perdura e’ un retaggio degli anni ’80, non piu’ adeguato ai tempi attuali. La creativita’ di cui avremmo bisogno adesso e’ la capacita’ come dici tu di trovare alternative ai modi in cui si sono fatte le cose finora, di percorrere strade diverse, non convenzionali, di cercare soluzioni nuove. Ci vuole coraggio e soprattutto le aziende piccole hanno problemi in questo.

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