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 Squillò il telefono. Era la segretaria di Vittorio Merloni, Simonetta. Cristiano, puoi salire un attimo? il dottor Merloni vuole parlare con te. Fin qui niente di strano. Se non fosse stato per il fatto che io, Cristiano, sono uno stagista arrivato a Fabriano da meno di sei mesi. Guardo la mia tutor, Lea. Non le dico nulla, lei mi dice soltanto vai. Mi avvicino all’ascensore e mi accorgo che in quell’ascensore, che sono solito prendere, manca il tasto con il numero 4. Come se ai comuni mortali non fosse permesso accedere alla Presidenza così facilmente.

Torno frettolosamente nell’ufficio Comunicazione e Immagine e chiedo a Nadia le coordinate per raggiungere il luogo proibito. Ti accompagno, mi dice. Lei è un’istituzione in azienda. Per lei le porte sono davvero sempre aperte, anche quelle della Presidenza. Mi vuole bene, si preoccupa di me. Del mio soggiorno a Fabriano, del mio amore lontano, di come faccio a tirare avanti con 500 euro di rimborso spese. Grasso che cola, per me. Conta l’esperienza che sto facendo. E sarei un bugiardo a dire che vengo dalla fame.

Nadia mi fa strada. Simonetta, ti ho portato il ragazzo. Trattatemelo bene. Indosso un completo di sartoria. Giacca e cravatta, perchè nell’ufficio Comunicazione e Immagine della Indesit, è sempre gradita l’eleganza. Prego, le faccio strada, mi fa una delle tre segretarie. Si accomodi, il dottor Merloni arriva subito. Mi guardo intorno. Ci sono quadri  di valore e fotografie che raccontano la storia di questo Paese. Vittorio Merloni in Confindustria, in mezzo ai politici, dall’altra parte del mondo a ritirare premi. Le mani mi sudano e le gambe tremano. Che ci faccio io qui dentro? Sfoglio nervosamente il plico che mi sono portato. Da Fabriano al mondo, o giù di lì. La storia della multinazionale tascabile, di un imprenditore che investendo in pubblicità ha trasformato un’attività familiare in una multinazionale, senza mai dimenticare la cultura e i valori di papà Aristide. Parole a memoria. Non c’è successo in un’iniziativa imprenditoriale senza progresso nel sociale.

Mi soffermo su un passaggio chiave del manoscritto. A parlare è Aristide Merloni: “Mio figlio (Vittorio ndr) spende tutti i soldi che guadagno in pubblicità. Che ci farà con tutta questa reclame?” Siamo a cavallo degli anni ’70 e Vittorio Merloni è uno dei primi grandi imprenditori a cogliere l’importanza della comunicazione. Lo vedo entrare. Mi alzo, di scatto. Mi aggiusto la piega della giacca. Comodo, comodo, stia comodo. La ringrazio per essere venuto. Vittorio Merloni, il presidente che arriva in elicottero agli appuntamenti di lavoro, ringrazia uno stagista per essere venuto. E io che sono abituato a ragazzi della mia età che danno ordini. L’ho chiamata perchè volevo rivedere con lei le bozze del libro. Mi hanno detto che è bravo a scrivere, vero? Dice. Me la cavo, rispondo.

Passiamo un paio d’ore insieme. Simonetta ci serve un thè. Tra una bozza e l’altra Vittorio Merloni mi chiede se conosco le lingue, se mi piace leggere e mi racconta dello scenario economico del 2015. Vedi, saremo in 6. Mi fa vedere un suo schema. Mi dice 6 nomi di produttori di elettrodomestici e vi assicuro che sono quelli attualmente rimasti sul mercato. Io non lo so se ci sarò ancora, ma Indesit. Mi commuove. Mi fa capire cosa vuol dire credere in un progetto. Potrebbe andare a godersi la pensione ovunque (magari a Cuba o a Santo Domingo) e invece ha ancora grandi obiettivi. E la fame di quando era ragazzo. L’azienda di famiglia e del paese (Fabriano, chi non c’è stato bene ci stia come dice il mio amico e conterraneo Luca Errico) deve essere tra i 6 player che si spartiscono il mercato nel 2015.

E lui ha già chiaro tutto. Gli sviluppi, le difficoltà, il prezzo da pagare. Prendo coraggio. Dottore, io qui scriverei in maniera diversa gli dico. Bravo, non c’è mai nessuno che mi contraddice. Accetta la mia correzione poi, ad un certo punto, guarda l’orologio. Forse deve andare –  dice guardandomi negli occhi – non voglio farle fare tardi. Penso che ho ancora molto da fare in ufficio ma sto bene con lui in quella biblioteca. No Presidente, io resto volentieri. Sono affascinato dalla sua personalità, da come si rapporta con l’ultimo dei suoi 15.000 dipendenti. Uno stagista con un piercing sul sopracciglio destro, che 6 mesi più tardi non lavorerà più per lui. Resto fino alle 8. Ora, io non so perchè ho tenuto per così tanto tempo questa storia nel cassetto. Forse perchè la potete leggere, in parte, nel libro “Merloni, da Fabriano al Mondo” storia della multinazionale tascabile.

Forse perchè non ho mai sentito forte come adesso il desiderio di raccontarvela. Lo spunto è stato l’articolo del Linkiesta nel quale si parla della famiglia Merloni che vuole interdire chi ha creato una delle aziende più virtuose del nostro paese. Non conosco i risvolti di questa faccenda, sono fuori da tempo dall’Indesit e devo limitarmi a prendere atto dei fatti raccontati nel post, cercando il contradditorio altrove. Che poi neanche mi interessa più di tanto. Mi preoccupa molto di più la salute di Vittorio Merloni, uomo gentile e imprenditore illuminato. Un uomo a cui devo molto. Ecco, colgo l’occasione di questo post per ringraziarlo ancora per quei pomeriggi passati assieme. Anche se non potrà leggermi spero che il mio pensiero gli arrivi in qualche modo. La sua storia andrebbe raccontata e tramandata ai giovani imprenditori.

By tomorrow 13 – 12 – 12 this post will be translated and posted in english in order to meet the requests made by visitors from all over Europe and all over the world. Hoping you will enjoy it, I thank you for talking so much about it on the internet, and for sharing it. Hold on.

 

Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.

6 Commenti —

    • No, in realtà sono stato più di un anno. La mia esperienza è stata più che positiva ma in questo post mi limito a raccontare la fortuna di aver conosciuto personalmente Vittorio Merloni. Il resto è un’altra storia fatta di molto alti e qualche basso. Ma non è questo il luogo per raccontare.

  1. Ci sono stato quasi 20 anni ….confermo tutto e rafforzo quanto detto da Cristiano! Riconosco a 10 anni dalla mia uscita dall’Azienda l’UNICITA’ del “Presidente” Vittorio Merloni , per me il vero Presidente, uno dei pochissimi Imprenditori in grado di anticipare i tempi, di delegare, di incoraggiare e di premiare. Grazie!!!

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