Mi piace riguardare le foto. Dietro certi sorrisi ci sono un sacco di perché. Riguardo le mie dei primi due giorni a San Francisco. Non inganni il Golden Gate Bridge alle spalle. Il sorriso è appena abbozzato, quasi forzato. Sono solo e fa freddo, una casa dall’altra parte della città. E quel pensiero martellante in testa. “Ma non potevo andare a mare come tutti gli altri?“. Poi ricordo che quel pensiero non mi ha sfiorato più. Mi sono seduto in una classe piena di ragazzi di tutto il mondo e il tempo ha incominciato a correre. Mi sono ritrovato in quella stessa classe tre settimane a dopo a pensare “Ma davvero devo già tornare a casa?“. Ed ho riguardato le foto. I sorrisi dei giorni successivi erano belli, solari, sinceri. Ho pensato a Tomhas, Elisa, Alessandro, Izat e Marta.

Loro sono stati i miei compagni di viaggio. Non so se ci siamo scelti o se è stato solo un caso, ma è meravigliosa l’alchimia che unisce persone diverse in un unico viaggio. Avrò tempo e modo di raccontare. A volte si dice che non ci sono parole per descrivere un’esperienza così bella. Io invece credo di averle. Le ho dentro, devo solo srotolarle e cucirle. Ma adesso sto per partire e non voglio farmi prendere dalla malinconia. E allora per sorridere ho iniziato a fare un elenco delle cose che non vedo l’ora di fare, una volta arrivato: rivedere la ragazza che amo. Fare l’amore (che un mese senza non è poco). Dormire in un letto decente. Mettere le infradito. Bere un buon caffè. Mangiare un piatto di spaghetti. Ricominciare a parlare di calcio. Fischiare e sbandierare. Un bagno a mare. Passeggiare senza uno zaino in spalla. Dormire un po’ (strana questa cosa che uno debba riprendere a lavorare per riposare). Non mi viene altro ma credo basti per farmi affrontare più serenamente questo viaggio. Il resto ve lo racconto appena torno, promesso.

 

Content & Community manager. Storytelling addicted. Scrivo markette per campare e romanzi per passione. Un giorno invertirò la tendenza. Domani no.

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