Le partite più belle, a volte, sono quelle di cui ricordi un istante solo. Un lunghissimo e bellissimo istante. Che rimane impresso nella memoria. Magari i restanti 90 minuti te li dimentichi, e non c’è video che tenga. Restano minuti di contorno. Credo che quell’istante rimarrà per sempre anche nella mente di un giocatore che forse non tutti ricordano, che non ha rappresentato per Bari quello che hanno rappresentato Tovalieri, Protti, Masinga o Gillet, ma che con la maglia biancorossa, con la nostra maglia, ha corso e sudato, facendosi spazio nel calcio che conta. Rodolfo Giorgetti, detto Dodo, viene dal Ravenna e affrontare una dura stagione in serie B. Eugenio Fascetti lo ha voluto al posto di Carmine Gautieri, con il quale ha avuto pesantissime frizioni (Dopo una partita persa contro il Parma dirà: “Volevo vedere se Gautieri ha le palle ma evidentemente non ce le ha“), e gli ha affidato la corsia di destra. Giorgetti è una delle scommesse di quel Bari. Un Bari costruito per vincere il campionato, non fosse altro perchè quando hai Fascetti in panchina, in serie B, il campionato lo devi vincere.  La stagione di grazia è il 1996/97. La squadra è competitiva: c’è un grande portiere, Fontana, una difesa di tutto rispetto con Sala e Montanari, Volpi e Ingesson e il tedesco Doll (un talento immenso ma sul viale del tramonto, poche partite, ma decisive) a centrocampo e soprattutto Ventola, Guerrero e i giovanissimi Flachi e Di Vaio in attacco. Questi ultimi due, assieme a Giorgetti sono i più fischiati dal pubblico. Bari è una piazza che vuole tutto e subito, non sempre i giovani riescono ad esprimersi al meglio. Di Vaio per esempio. Si vede che è un talento. Ma è spaesato. Il pubblico lo fischia e lui si abbatte. Ha solo 19 anni e Fascetti si incazza. Lo dice chiaro e tondo che il pubblico di Bari non capisce un cazzo.

Che se ne accorgerà presto, quando andrà altrove, che talento si è perso. Per Flachi il discorso è simile: tanta fantasia e sregolatezza, qualche notte brava in più ma anche qualche gol. Anche lui giovanissimo, anche lui promettente. Ma discontinuo. Il terzo è Dodo. Lui arriva a Bari senza “raccomandazioni”. Per i primi due c’è l’attenuante della società di appartenenza. Di Vaio viene dalla Lazio, che lo considera il nuovo Signori. Flachi è il futuro Baggio della Fiorentina. Se due società così hanno investito tanto su questi due ragazzi un motivo ci sarà. Giorgetti viene dal Ravenna, ed è il più vulnerabile. Il suo inizio di campionato non è entusiasmante. La gente ricorda le sgroppate disordinate di cavallo pazzo Gautieri e non apprezza fino in fondo il lavoro sporco di questo ragazzo intelligente tatticamente bravo a contenere, coprire e ripartire. Ciò che la gente ricorda sono i cross sbagliati e i dribbling poco riusciti. E Dodo non riesce a sbloccarsi. Assieme a tutta la squadra in realtà. C’è qualcosa che non va nel Bari superfavorito di Fascetti. A Marzo il campionato dei galletti è praticamente finito. In quattro partite (contro Genoa, Chievo, Ravenna ed Empoli) il Bari totalizza la miseria di 1 punto, contro il Genoa avversario diretto per la promozione. E il gol lo segna proprio Giorgetti, e sarà un gol più che decisivo alla fine del campionato. L’allarme scatta alla terza sconfitta si seguito, quella di Empoli. Squadra contestata e in ritiro, Matarrese che prende una delle poche decisioni davvero riuscite, sebbene impopolare, degli ultimi anni: confermare Fascetti. Ma il Bari ha bisogno di fiducia, serve un filotto di vittorie. La prima arriva nel derby contro il Lecce, poi in trasferta a Cesena. Il 20 aprile del 1997 il Bari affronta una Salernitana in piena zona retrocessione. L’incarico di salvare la squadra campana è stato affidato a Varrella, e i granata non possono permettersi di perdere la partita. Le tifoserie sono gemellate e la festa sembra avere più peso (bene così) della gara in sè. Una gara che il Bari deve assolutamente vincere se non vuole perdere definitivamente il treno promozione. In effetti in pochi credono nelle reali possibilità della Fascetti Band di agganciarsi al treno promozione.

Ma al 14′ Ventola, di testa, riaccende gli entusiasmi del popolo biancorosso. Il giovane bomber barese sfrutta un cross preciso di Guerrero e batte Chimenti. La partita sembra in discesa, ma alla mezzora il fantasista Carlo Ricchetti inventa una parabola maligna che si infila alle spalle di Fontana facendo esplodere la curva granata e tutti i salernitani presenti in tribuna. Uno a uno, tutto da rifare. Il Bari accusa il colpo. Si demoralizza, sbaglia i passaggi più semplici, il pubblico inizia a fischiare. I più bersagliati sono sempre loro, e il secondo tempo è un vero incubo per Giorgetti. Le migliori occasioni capitano tra i piedi non troppo aggraziati (buon per noi) di Artistico e Masinga, uno che a Bari diventerà giocatore. Pirri e Dell’Anno sono ispirati, i loro dirimpettai Volpi e Ingesson molto meno. Il Bari arranca ma si butta in avanti con tutte le forze per cercare di vincere una partita fondamentale. Il pareggio non serve a nessuno e così gli ultimi 20 minuti diventano avvincenti grazie ai continui capovolgimenti di fronte. In uno di questi Di Vaio si ritrova solo davanti a Chimenti sparandogli il pallone addosso e prendendosi la sua consueta dose di insulti. Il tempo passa e la partita volge al termine. Molti baresi abbandonano lo stadio scuri in volto. Non ho mai amato questa pratica di andare via due minuti prima dallo stadio. Come se facendo così si evita il traffico. Per fare cosa poi? Per arrivare 5 minuti prima a casa? Lo dico a Francesco che non mi risponde. Troppo teso, troppo preso dal finale di partita. Se potessimo lo segneremmo noi quel gol decisivo. Ci alziamo in piedi, pronti ad andare via e seguiamo gli ultimi inutili assalti del Bari appoggiati alla sbarra bollente (per via del sole) della tribuna est superiore sperando nel miracolo. Minuto 90. Il Bari attacca in maniera disordinata e Ingesson butta palloni in area per la testa di Ventola.

Che viene puntualmente anticipato da Facci. Il difensore salernitano alza un campanile che si avvia verso il fondo per l’ennesimo calcio d’angolo. Appostato sull’out destro c’è Giorgetti. Può scegliere se provare a crossare o prendere l’angolo. Di certo sarebbe opportuno per lui non provare a tirare ed evitare di prendersi i soliti fischi. Ma Dodo, con coraggio si coordina per il tiro. Sta’ a vedere che cicca il pallone. Con la sfiga che c’ha male che vada la manda in curva. La posizione è defilata, ma lui ci prova lo stesso. Collo ad incrociare verso la porta di Chimenti. Zitto che ha preso lo specchio. Il portiere si allunga e sembra essere sulla traiettoria. Ma il dio del calcio ha deciso di premiare il coraggio del numero 21 del Bari, quel giorno. Il pallone si infila all’angolino basso e Dodo impazzisce di gioia. Corre come un pazzo verso la curva mentre tutti allo stadio si abbracciano. Hai visto che abbiamo fatto bene a restare? – Sembrano dirsi i tifosi. Non ci credo – sembra dire lui. Il calcio è strano. Il Bari coglie la terza vittoria di fila e si rimette in scia per la promozione. Dodo sorride. Da quel giorno nessuno lo fischierà più. Da quel giorno è nel cuore di tutta Bari.

ps: il Bari vincerà anche a Cremona la partita successiva. E poi in casa contro il Pescara. Non perderà più fino alla fine e realizzerà una clamorosa rimonta andando in serie A. Prima dell’ultima partita contro il Castel di Sangro (la numero 1 di questa rubrica) Fascetti prenderà da parte Ventola, 19 anni, e gli dirà: “Oggi è il tuo giorno. Sei l’unico barese. Vai e segna per la tua gente“. Ci metterà trenta secondi a realizzare il gol del vantaggio. Per Ventola (lo ha detto a Sky Calcio Show) il più bel ricordo della vita.

pps: Giorgetti giocherà anche a Salerno e a Lecce. Per quanto mi riguarda quel gol rimane uno dei più bei ricordi di sempre allo stadio. Conto al più presto di avere una sua testimonianza diretta visto che vive a Senigallia e si è dichiarato molto disponibile a raccontarmi quella giornata. Me lo deve. Sono uno dei pochi baresi che prima di quel gol aveva acquistato la sua maglietta numero 21 (ho i testimoni).

prossima partita: decido durante le feste. Intanto… Buon Natale! (Mi fermo qualche giorno!) (Bari – Samp, 15 settembre 1991)

 

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